Il successo dello sciopero di oggi è già una bella notizia. Che diventa ancora più bella se si va un po’ più a fondo. Lo sciopero è andato molto bene soprattutto nelle fabbriche del gruppo Fiat, il che dimostra che l’intelligenza politica delle lavoratrici e dei lavoratori è sorprendente almeno quanto la loro capacità di articolare una risposta collettiva, proprio mentre è l’idea stessa della «collettività» del lavoro ad essere sotto attacco.
Siamo arrivati al paradosso, in Italia. Il governatore della Banca d’Italia dice che i salari sono troppo bassi e Federmeccanica, per tutta risposta, tenta di dividere i lavoratori proponendo un aumento della metà di quanto abbiamo chiesto e per di più non nell’ambito di una contrattazione collettiva, ma come decisione autonoma, sovrana, delle aziende. Una concessione, insomma, una mancia e non il riconoscimento di un diritto. Federmeccanica cerca di legare l’aumento alla produttività e alle condizioni economiche di ciascuna azienda. È una posizione inaccetabile. Noi, invece, vogliamo rafforzare il contratto nazionale, perché è una garanzia contro la precarietà, e i suoi contenuti devono essere una base minima comune, su cui, poi, si può contrattare per miglioramenti nelle singole aziende. Poi, e non «al posto di». Per questo, abbiamo deciso un’altra giornata di mobilitazione, con scioperi generali regionali e cortei regionali, il 16 novembre. Cadrà nel mezzo della trattativa con Federmeccanica, che riprende il 9. E sono convinta che ancora una volta la risposta delle lavoratrici e dei lavoratori sarà per tutti una bella sorpresa.
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