Il mito dello «sciopero generale» che fermava il paese e riempiva le piazze, si è incrinato insieme alla centralità del lavoro salariato. Per comprendere quanto sia mutato lo scenario, basterebbe un rovesciamento di prospettiva, constatare come neanche gli scioperi dei sindacati confederali riescano davvero a fermare il paese. Domani c’è lo sciopero «generale e generalizzato» dei sindacati di base e dei movimenti precari, degli occupanti di case e dei centri sociali. Difficilmente «il paese si fermerà» davvero, ma in tutte le regioni d’Italia ci si ritroverà in piazza contro la Finanziaria e la precarietà. Si annunciano azioni dimostrative e blocchi nelle città [troverete gli aggiornamenti minuto per minuto su Carta.org]. L’idea è di invertire la tendenza che vuole la vita addestrata dalla produzione, e di riconnettere il lavoro con i desideri e le aspettative di precari, studenti e lavoratori.
La vicenda delle esternalizzazioni in Vodafone, nelle scorse settimane, ha mostrato charamente che la precarietà sia come un virus. Se ne «ammalano» anche le aziende con miliardi di euro di utile e i lavoratori a tempo indeterminato che si sentivano quasi dei privilegiati. Per questo domani le «associazioni dei parenti delle vittime delle esternalizzazioni» lanciano il «Call Strike» in solidarietà con le lavoratrici e i lavoratori di Wind e Vodafone: Dalle 9 alle 13 telefonate ai numeri 190 e 800227755 per Vodafone e al 156 e 159 per Wind. Magari raccontate una barzelletta al povero telefonista. Non costa nulla, ma regalerete qualche minuto di evasione a un povero forzato della cornetta, intaserete le linee dei call center, generalizzerete lo sciopero. Magari si aprono orizzonti nuovi, hai visto mai?
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