La discussione sul decreto [collegato alla Finanziaria] sul welfare, e le «mani libere» dal vincolo di coalizione annunciate da Lamberto Dini dopo l’approvazione della Finanziaria al senato, sono precipitate sul consiglio dei ministri che si è tenuto questa mattina a palazzo Chigi. Dopo ore di trattativa, nella notte tra martedì e mercoledì la commissione lavoro della camera aveva approvato un testo che introduce la possibilità del lavoro a chiamata nella contrattazione collettiva dei lavoratori dello spettacolo, della ristorazione e del turismo. Per i contratti a termine, la commissione ha deciso che i 36 mesi di contratti a tempo determinato, oltre i quali scatta l’assunzione, si calcolano «indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro».
Oggi il consiglio dei ministri ha deciso di porre la fiducia sul Protocollo sul welfare. Ma il ministro per i rapporti con il parlamento, Vannino Chiti, ha precisato che il governo non ha ancora deciso se porla sul testo originario o su quello modificato dalla commissione lavoro. «E’ una valutazione che spetta in prima persona al presidente del consiglio, su questo ci saranno una serie di incontri, anche lunedì prossimo – ha spiegato Chiti – Il governo ha espresso parere contrario su tutti i cambiamenti, anche se non c’è stata nessuna modifica dell’asse finanziario che sostiene il Protocollo». Il voto di fiducia sarebbe motivato dal fatto che «il governo ha firmato un’intesa con le parti sociali», che va rispettata. Il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, intanto, ha espresso «riserva» sull’ipotesi di porre la fiducia. Un posizione, la sua, che verrebbe proprio dal fatto che non si sa ancora su quale testo sarebbe posta la fiducia: Ferrero lo ha spiegato ai giornalisti parlando a margine della conferenza stampa a palazzo Chigi dopo la conclusione del consiglio dei ministri. Quanto all’atteggiamento che Rifondazione potrebbe tenere in aula, se il testo su cui si votasse la fiducia fosse quello uscito dalla commissione lavoro della camera, Ferrero sottolinea che «quel testo rappresenterebbe indubbiamente un avanzamento, ma per ora non dico nulla, perché non siamo a quel punto». Ferrero è stato l’unico ministro ad avere espresso una riserva: nessuno dei suoi colleghi della sinistra ha condiviso la sua posizione. Per Ferrero non è possibile un sì preventivo sullo stesso testo sul quale si era astenuto al momento del varo da parte del governo.
Il fatto che il governo abbia dato parere contrario a tutte le modifiche introdotte al disegno di legge in commissione alla camera «è fisiologico, ma questo non toglie che ci sia il problema politico e si possa trovare l’accordo su un altro testo», ha detto ancora Ferrero. Secondo Manuela Palermi, presidente dei senatori Verdi-Pdci, «probabilmente il governo metterà la fiducia, ma il problema non è quello. Io spero che la ponga sul testo uscito uscito dalla commissione, che è migliorativo rispetto a quello scaturito dall’intesa tra governo, imprenditori e sindacati».
Lamberto Dini intanto si dice pronto a votare contro il disegno di legge sul welfare quando tornerà al senato per l’approvazione definitiva, perchè nel testo approvato in commissione alla camera ci sono «cedimenti all’estrema sinistra». Il riferimento è soprattutto al sistema pensionistico per i lavori usuranti. Il Protocollo, nella sua formulazione concordata coi sindacati, enunciava l’esistenza di un diritto soggettivo per alcuni tipi di lavoratori, ma poi stabiliva che solo 5 mila lavoratori l’anno avrebbero potuto godere di questo diritto.
La palla passa a Romano Prodi, insomma, che oggi, subito dopo il consiglio dei ministri, ha incontrato il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.






