Ogni anno muoiono in Italia 1300 persone sul posto di lavoro, dal primo gennaio al al 26 novembre 2007 nel solo settore dell’edilizia sono morti 185 lavoratori. Abbiamo incontrato il regista di «Morire di Lavoro», Daniele Segre, che ieri ha presentato all’interno degli incontri proposti dal Torino Film Festival la sua opera, che è in fase di ultimazione con le riprese in Piemonte e uscirà nella primavera del 2008.
Quali sono gli aspetti principali messi in luce in «Morire di Lavoro»?
Sicuramente i gravissimi incidenti che capitano ogni giorno nei cantieri. E’ un film che vuole sollevare l’attenzione e diventare uno strumento attivo per informare e fare cultura sulla prevenzione, cercando di ottenere un cambiamento reale nei luoghi di lavoro.
Quali sono i motivi principali per cui accadono incidenti sul lavoro? Inesperienza, mancanza di misure di sicurezza?
Nel mondo dell’edilizia i lavori si ottengono al ribasso, quindi ci sono subappalti su subappalti: questo non consente di garantire sicurezza nei luoghi di lavoro. Addirittura nei piccoli cantieri molti attrezzi e indumenti che garantirebbero sicurezza devono essere acquistati dai lavoratori stessi. La situazione è ancora peggiore per i lavoratori immigrati stranieri, che vengono fatti lavorare in nero e quando malauguratamente succede un incidente non vengono neppure chiamati i mezzi di soccorso: il lavoratore ferito viene posato come un pacco fuori dal cantiere. Spesso, oltre a farsi male, viene anche licenziato.
Le riprese sono state realizzate in Campania, Lombardia, Lazio e ora anche in Piemonte. Ci sono delle differenze tra Nord e Sud Italia per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro?
La tipologia di incidenti è abbastanza simile ovunque, la maggior parte delle volte si tratta di cadute dall’alto, oppure incidenti con mezzi pesanti che viaggiano nel cantiere. C’è qualche differenza nelle regole di ingaggio: al Sud ci sono meno protezioni, ma la situazione al Nord non è molto migliore. Quello che è emerso negli incontri che ho avuto è la mancanza della legalità e del rispetto per le persone che lavorano, questo dato accomuna le varie regioni italiane, sia del Nord che del Sud.
Il film è ancora in fase di ultimazione, come sarà strutturato?
Ad ogni realtà in cui sono stato sarà dedicata una «puntata», ci sarà una parte dedicata alla Campania, una alla Lombardia, una al Lazio e una al Piemonte. Il tutto confluirà poi in un viaggio dal Nord al Sud, portando le testimonianze dei lavoratori come un richiamo ufficiale, affinché anche le più alte istituzioni dello Stato, dopo aver portato l’attenzione su un problema così drammatico [come ha fatto il presidente Napolitano] si assumano poi degli impegni per garantire un lavoro dove si esce di casa al mattino e si ha la certezza di tornare a casa la sera.
Com’è stato il rapporto con il sindacato degli edili, Fillea Cgil, che ha contribuito al film?
E’ stato fondamentale perché mi ha permesso di incontrare tantissimi lavoratori, sia attraverso le interviste che ho fatto in luoghi in cui abbiamo costruito un piccolo set, sia negli stessi luoghi di lavoro, cioè nei cantieri. Grazie a questa collaborazione ora posso dire di conoscere molto bene il lavoro dell’edilizia in Italia.
Qualche anticipazione su quando e come potremo vedere il film?
Il film ha il sostegno del «Piemonte Doc Film Found», attraverso la Film Commission: è un riconoscimento gratificante, dato che il tema non promuove le bellezze del territorio, ma denuncia problematiche così drammatiche. Il film sarà pronto nella primavera del 2008 e mi auguro possa avere una visibilità attraverso le reti televisive pubbliche e poi possa diventare uno strumento da usare all’interno delle scuole e in tutti i luoghi di lavoro, proprio perché al centro c’è questo tema di importanza fondamentale che, credo, riguardi tutti e non solo i lavoratori.
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