Per i giornali «normali», quelli dell’«emergenza rumeni», della «morsa del gelo» e di Amanda di Perugia, Alberto di Garlasco e Annamaria di Cogne questo è il «venerdì nero». Ma se, per la prima volta nella storia, tutti i settori del trasporto si fermano per uno sciopero generale che paralizza il paese, magari la cosa merita una riflessione e non il bollettino dei «disagi». L’elenco è impressionante: si sono fermati bus, metropolitane, tram, treni, aerei, navi, tir, funivie, autonoleggi, il soccorso stradale, i lavoratori delle autostrade, autoscuole, autonoleggi e trasporti funebri, per chiedere «regolazione e programmazione» nella politica dei trasporti.
Alitalia è già nel baratro della crisi, Trenitalia è lì lì per precipitare [lo racconta a fondo il nuovo numero del settimanale di Carta]. Entrambe hanno pensato di sgattaiolare dalla garanzia di un servizio pubblico [termine terribilmente demodé], per gettarsi nel business delle tratte più «remunerative». Annamaria, pendolare della linea Termoli-Campobasso, è venuta qui in redazione per farci sapere che sta raccogliendo delle firme per protestare contro lo smantellamento della rete regionale delle Molise [appunto «poco remunerativa»]. Annamaria difende un bene comune, cioè le linee ferroviarie locali. Lo stesso faranno i tanti che domani scenderanno in piazza per l’acqua e per un’altra agricoltura a Roma. Contemporaneamente, i migranti protesteranno in varie città contro la lotteria on-line del permesso di soggiorno telematico, i detenuti iniziano lo sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo, c’è la giornata mondiale di lotta all’Aids, gli studenti romani manifestano contro le politiche securitarie. Insomma, c’è lo sciopero dei trasporti, ma la società è in movimento.






