Torino si dice è una città fredda, dura, poi le notti bianche, i festival, hanno cercato di riscriverla. Questa mattina è tornata ad essere durissima [e operaia]. Sarà stato il freddo, le saracinesche abbassate, sarà stato il clima della manifestazione che da subito si è presentato pesante, molto diverso dalle ultime partecipate quasi con leggerezza: allegre e colorate. Questa volta il dolore, la rabbia è nell’aria. Tangibile come le urla di un ragazzo che aggredisce due malcapitati che si stanno avvicinando ad un bar aperto: «Non si va a prendere il caffè da chi non chiude l’esercizio neppure oggi. Non si va non si va». La voce si incrina, ed è chiaro che il caffè o il crumiraggio c’entrano poco. Oggi c’è la volontà di farsi sentire, di buttare fuori il dolore, rendendo pubblico: sono gli operai invisibili. Qualcuno corre verso piazza Albarello, Bertinotti è contestato, accerchiato e contestato, i toni duri, non ce n’è per nessuno. E’ solo l’inizio. Da quel momento e per tutta la mattina, là dove c’è un crocchio di gente in mezzo c’è un politico, preso a male parole, anzi durissime. «Assassini Assassini» rimbomba ovunque. Giordano e Migliore cercano di parlare, di spiegare, così come fanno gli altri. Ma è più facile vederli [questi politici, nazionali e regionali], camminare rasenti ai muri, cercare loro questa volta l’invisibilità. Aprono il corteo gli operai dell’acciaieria Thyssen Krupp, sono stretti fra loro, con le foto dei morti, li chiamano per nome: Antonio, Roberto, Angelo, Bruno. Qualcuno porta sul viso i segni dell’incendio, sono operai che piangono e urlano: «Assassini». Momento difficilissimo, lo aveva spiegato Giorgio Airaudo a Venaus, nel capannone gelido, durante l’anniversario dell’8 dicembre, la liberazione. Anche per questo fra i tanti manifestanti una presenza No Tav e No Dal Molin [alcuni di loro venuti per l’anniversario si sono poi fermati per partecipare a Torino]. Mattinata vissuta con grandi contrasti, dolore palpabile, per gli ennesimi omicidi, distanza abissale con tutto ciò che sembra aver a che fare con la rappresentanza politica, e poi un lavoro di ago e filo. Una donna si è portata dietro il necessario e anche i pezzi di stoffa nera per cucire e listare a lutto le bandiere No Tav. Un modo per dire: ci riguarda tutto, anche questa storia ci appartiene. Quando l’ultimo spezzone di corteo arriva in piazza Castello, alle 11, il palco non c’è più. I discorsi sono stati brevi e contestati. A casa tutti, via via. In fretta e furia smontato tutto.
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