Autotrasportatori coordinati e continuativi

Per il governo guidato Prodi si proseptta un Natale difficile. L’incontro convocato martedì mattina a Palazzo Chigi tra l’esecutivo e i rappresentanti delle organizzazioni degli autotrasportatori è durato meno di mezz’ora. Il segretario della Fai Conftrasporto Paolo Uggé aveva avvisato che senza concessioni del governo il blocco sarebbe andato avanti per tutti i cinque giorni annunciati. Uggè ha detto che la trattative non si è nemmeno avviata.
Secondo la Fegica-Cisl, una delle organizzazioni sindacali dei gestori di stazioni di rifornimento, già il 60 per cento dei distributori italiani sarebbe senza carburante e i distributori ancora funzionanti sono intasati con code lunghissime. Se per il rifornimento di carburante si tratta, almeno finora, solo di disagi, nel settore agroalimentare l’allarme è molto più alto. A rischio, se il blocco dovesse proseguire, sono anche i rifornimenti natalizi, sia nei supermercati che nei negozi. Il Garante per gli scioperi nei servizi pubblici ha chiesto al ministro dei trasporti di «avviare le procedure per la precettazione degli autotrasportatori». Intanto su alcune strade e autostrade italiane i camionisti protestano: blocchi sono stati segnalati a Trieste, al valico con la Slovenia, nelle Marche lungo la A14, in Piemonte. In Liguria, al valico di Ventimiglia, i camion fermi sono più di duemila. Rallentamenti sulla Roma-Napoli, sulla Firenze-Bologna e attorno a Milano. I problemi di rifornimento hanno costretto alcune fabbriche a sospendere la produzione. È avvenuto alla Fiat di Melfi, in Basilicata, e di Termini Imerese, in Sicilia.
Le richieste delle organizzazioni dei camionisti si concentrano sul rimborso del prezzo del gasolio. Chiedono che lo stato – già sotto osservazione da parte dell’Ue per presunta violazione delle regole della concorrenza – aumenti i rimborsi per il gasolio consumato e riduca i tempi di erogazione dei fondi. «Aumentare i contributi per il gasolio non è certo una soluzione – dice Guido Viale, uno dei maggiori esperti italiani di trasporti – soprattutto se non ci sono interventi strutturali per riorganizzare il settore». Viale parte da un dato: l’Italia è il paese con la maggior percentuale di trasporto su gomma in Europa. E i problemi dei «padroncini» sono reali: «Sono spesso lavoratori molto sfruttati e autosfruttati perché devono reggere una concorrenza selvaggia – dice Viale – Sono l’ultimo anello di una catena di appalti e subappalti controllata dai grandi vettori internazionali delle reti logistiche», spiega Viale. L’Italia non sembra in grado di recuperare il tempo perduto nella corsa alla gestione della grande logistica, allora «si dovrebbe razionalizzare tutto il settore, cominciando a incoraggiare la formazione di consorzi tra i padroncini, anche con incentivi economici, purché temporanei, per aumentare il loro potere contrattuale rispetto ai grandi vettori e metterli in condizione di non accettare spesso sulla propria pelle la concorrenza al ribasso». Anche questo tipo di interventi, però, dovrebbero inserirsi in una politica dei trasporti che punti a ridurre la quantità di chilometri percorsi dai camion: filiera corta per gli alimenti, riorganizzazione logistica per le merci. In modo che a viaggiare siano i container e non gli autisti.
«Bisogna cominciare a dire che gli autotrasportatori non piccoli imprenditori, ma lavoratori dipendenti – aggiunge Gerardo Marletto, economista dei trasporti all’università di Cagliari – Sono quelli che Sergio Bologna ha definito ‘lavoratori autonomi di seconda generazione’. Cioè persone che lavorano spesso con un unico committente che è o una grande industria o un’impresa dfi trasporto. Non hanno forme di tutela adeguate e spesso sono sobillati proprio dai loro committenti, che trarrebbero giovamento da provvedimenti come la diminuizione del prezzo del gasolio. Ma bisogna prosi il prblema di come tutelarli».

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