Si chiamava Fabrizio Cannonero, aveva quarant’anni, il portuale deceduto questa notte a Calata Sanità, al terminal Sech del porto di Genova. Lavorava in porto per la Compagnia unica [già Culmv], era addetto alle gru. Fabrizio, padre di un bambino di quattro anni, viveva con la compagna che ora rischia di non ricevere alcuna pensione.
Secondo una prima ricostruzione dell’incidente, l’uomo si trovava su una torre per la mobilitazione dei container quando, per motivi in via di accertamento, sarebbe stato colpito da un oggetto in movimento, forse un gancio, cadendo al suolo una decina di metri più in basso. Inutili le immediate operazioni di soccorso. Il portuale è morto subito dopo la violenta caduta. La capitaneria di porto e la Polmare stanno svolgendo accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente. Canonero aveva cominciato a lavorare per la Compagnia unica prendendo il posto del padre, anch’egli morto in un incidente sul lavoro. Negli ultimi dodici anni, sono stati sette i lavoratori che hanno perso la vita al porto di Genova.
In mattinata i lavoratori portuali hanno immediatamente bloccato tutti i varchi del porto e organizzato un corteo di protesta che si è concluso in prefettura. Al vertice in prefettura, oltre a una rappresentanza dei lavoratori, hanno partecipato il prefetto Anna Maria Cancellieri, il sindaco Marta Vincenzi, il presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo. Durante il corteo non sono mancati alcuni momenti di tensione nei confronti sia di alcuni operatori televisivi in cerca di volti da sbattere in prima pagina, sia di alcuni camionisti che hanno comunque cercato di entrare nello scalo nonostante i blocchi; a rendere più delicata la situazione, era il controllo a distanza degli uomini del reparto mobile della assai nota caserma di Bolzaneto.
Mentre era in corso il corteo, le organizzazioni sindacali nazionali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno proclamato uno sciopero immediato in tutti i porti italiani con modalità da definire localmente. «Esprimendo una ferma protesta per il susseguirsi di incidenti nei porti–si legge in una nota congiunta dei sindacati–chiediamo che i decreti attuativi della legge 123 siano approvati con la massima urgenza. Come organizzazioni sindacali chiediamo inoltre un incontro urgente con i ministeri del Lavoro, della Salute e dei Trasporti». Il parlamento infatti ha approvato un provvedimento sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ma il consiglio dei ministri deve ancora varare i decreti legislativi che ne danno attuazione. Numerosi politici della Sinistra Arcobaleno hanno chiesto questa mattina l’approvazione immediata di quei decreti.
Secondo Mauro Cotogno, segretario di uno dei circoli di Rifondazione comunista di Genova e che da trent’anni lavora al porto occupandosi di sicurezza dei lavoratori, la cause di questo nuovo incidente mortale sono numerose: «Viviamo da molti anni senza una vera formazione e senza una prevenzione seria. Ho visto il porto trasformarsi con le privatizzazioni degli anni novanta, ma non è cambiata la sicurezza e la formazione dei lavoratori. I ritmi di lavoro sono oggi insostenibili: ogni giorno ormai arriva in porto una nave diversa e ogni nave ha esigenze sempre più complesse e differenti. I processi di privatizzazione hanno rotto il ciclo unico di lavoro, così si lavora intensamente in ogni istante, con lavoratori diversi per esperienze e persino per la lingua che parlano. Per questo, oltre al lavoro degli ispettori è necessario ripensare e valorizzare l’impegno dei cosiddetti Rls, i responsabili dei lavoratori per la sicurezza». Sono in molti, ad esempio, a promuovere il progetto di una scuola di formazione professionale portuale che al termine del corso rilasci un titolo specifico d’abilitazione al lavoro nel porto.
Da settimane, per altro, il porto di Genova è nella bufera per l’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto del presidente del Consorzio autonomo, Giovanni Novi.
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