Le truppe di terra

La campagna di primavera di Weltroni e Berluskane entra in una nuova fase. Già nei giorni scorsi, gli esperti del Partito democratico, gli anglofoni leggano «spin doctors», avevano gridato all’allarme: la rimonta di Walter Veltroni si era fermata quando si trattava di conquistare consensi tra gli italiani a basso reddito. Tanto che gli strateghi elettorali avevano usato una analogia militaresca [di campagna si tratta, del resto] e sottolineato l’esigenza di affiancare all’«aereonautica» del candidato premier la «fanteria» dei militanti. Il trombettiere suoni la carica!
La metafora è di quelle suggestive e dice molto dei piani del Pd: Veltroni attacca «dall’alto» e le truppe di terra dovrebbe muoversi «dal basso». Bella sfida, per un partito che ha scelto di puntare sul virtuale e sull’immaginario e che ha candidato uno dei falchi di Confindustria. Adesso, per di più, la partita «dal basso» si è fatta centrale, visto che un sondaggio di Repubblica conferma che gi italiani sono sempre più poveri e che gli operai vanno sempre più verso destra, mentre studenti, pensionati e laureati in generale preferiscono il Partito democratico. Si badi bene: non si tratta di gente che si percepisce «benestante» ma non lo è, come avveniva negli anni scorsi. Nel 2006 gli operai che si definivano «ceto popolare/classe operaia» erano il 71 per cento, oggi sono l’84 per cento. Insomma, la rimonta pare impantanata e la guerra all’ultimo voto [soprattutto nelle sei regioni in bilico, cioè quelle che saranno determinanti per la maggioranza al senato] si è fatta «di trincea». Insomma, la questione è tutt’altro che «aereonautica».
E se noialtri disertassimo?

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