Sono oltre seicento i fascicoli aperti nella Procura di Gorizia sui casi di morte attribuite all’amianto dei lavoratori negli stabilimenti della Italcantieri [oggi Fincantieri] di Monfalcone, che fino ad oggi non avevano portato ad alcuna sentenza.
Ieri il pubblico magistero di Gorizia, Annunziata Puglia, ha chiesto due anni di reclusione per Manlio Lippi di 85 anni, ex-direttore degli stabilimenti metalmeccanici del capoluogo isontino già nel 1968, con l’accusa di omicidio colposo. A lui è stata infatti attribuita la morte di Annamaria Greco, un’addetta delle pulizie nel cantiere in quegli anni: alla dipendente spettava il compito di prestare servizio nelle navi in fase di costruzione, dove negli ambienti poco aerati la concentrazione di fibre d’amianto era dieci volte superiore al quantitativo minimo per venire contaminati. Annamaria morì a 52 anni per una mesotelioma alla pleura. Il pm inoltre ha richiesto la condanna a tre mesi di reclusione per altri cinque dirigenti accusati di lesioni ad un altro ex dipendente del cantiere, ma il giudice Caterina Brindisi non ha ancora pronunciato il suo verdetto, rinviando la lettura della sentenza a domani per cause tecniche. L’inchiesta sui dirigenti della Italcantieri prosegue ormai dal 1999 senza risultati.
Intanto oggi è stato approvato definitivamente in Consiglio dei ministri il Decreto legislativo sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Si tratta, secondo i sindacati confederali [Cgil, Cisl e Uil], di «un fatto davvero importante e positivo per le lavoratrici e i lavoratori» .






