Le «morti bianche» continuano, con il rumore sordo dello stillicidio. Ma istituzioni e politica si confermano incapaci di risposte concrete. Oggi ci sono stati altri tre morti: due a Settimo Milanese, uno nella Centrale Enel di Termini Imerese. In Lombardia, tre egiziani stavano lavorando su un’impalcatura alta venti metri: non avevano permesso di soggiorno, ed erano stati reclutati in nero per un lavoro occasionale di bassa manovalanza. Un errore nel calcolo dei pesi è la probabile causa del crollo dell’impalcatura: due di loro sono morti sul colpo, l’altro è in coma. Non ci sono informazioni certe sul rispetto delle norme di sicurezza. Quasi lo stesso scenario a Termini Imerese: un operaio italiano di 44 anni che cade da un ponteggio, perdendo la vita davanti al figlio. Sembra che la vittima fosse dipendente di una ditta appaltatrice. Cgil, Cisl e Uil siciliane, dopo i sei morti di Mineo e l’incidente di oggi, hanno annunciato una «mobilitazione no stop» che culminerà, celebrati i funerali dei morti nel depuratore, in una manifestazione regionale per la difesa dei diritti dei lavoratori. Il ministro del lavoro Sacconi, intanto, promette: il piano straordinario per la sicurezza sul lavoro, discusso già ieri sera con i sindacati, verrà applicato, in alcune sue parti, prima dell’estate. Ma, a giudicare dalle sue parole, le imprese criminali avranno ben poco da temere.






