Il governo contro i sindacati. L'opposizione contro il governo

Il governo continua a suonare come un disco rotto, la strategia della comunicazione è sempre quella dell’ultimatum, finora fallimentare: «Non c’è alternativa alla Cai: dobbiamo tornare al tavolo di trattativa perche’ non c’è nessun altro concorrente», ha detto senza mezzi termini il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.
Il ministro continua a dare i voti in pagella alle organizzazioni dei lavoratori. «Le grandi confederazioni hanno collaborato, tutti hanno partecipato con impegno e sono stati disponibili», ha sottolineato Sacconi, dicendosi però «stupito» dalla «posizione congiunta della Cgil con i sindacati autonomi, un’alleanza di cui non potremo non tenere conto». Alle parole del ministro hanno fatto seguito quelle del numero uno dell’Enac, Vito Riggio: «Se non ci sarà nulla di concreto sul tavolo, tempo una settimana o al massimo 10 giorni e gli aerei non potrebbero più alzarsi da terra. Ma ovviamente ci auguriamo che questo non accada». Riggio ha spiegato che «quando ci si trova di fronte a una situazione di crisi acclarata, come è stato per la compagnia di bandiera, si puo’ rilasciare una licenza provvisoria in presenza di un piano di ristrutturazione ed è quello che abbiamo fatto per Cai. Lunedì vedremo il commissario Fantozzi e capiremo se e quali altre ipotesi di ristrutturazione finanziaria sono possibili».
Oggi nel corso del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi ha preferito non prendere la parola, la relazione l’ha svolta il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta. Il premier però avrebbe però dato le direttive ad alcuni ministri: «La linea non cambia e in pista c’è ancora la Cai anche perché le compagnie straniere hanno fatto già sapere di non essere interessate e quindi non ci sono altre strade», è la linea del presidente del consiglio. Anche il ministro dell’economia Giulio Tremonti ha ripetuto che il «piano Fenice» è l’unico sul tavolo e che di ipotesi di nazionalizzazione della compagnia non se ne parla: «Non lo permette la legge e non è neanche un’ipotesi da prendere in considerazione».
«Se siamo arrivati fin qui Berlusconi non cerchi colpevoli. Il colpevole è lui. Purtroppo questo è l’esito di una operazione spregiudicata e irresponsabile che il governo ha imposto e ha mal guidato», afferma Pierluigi Bersani, ministro dell’economia del governo ombra, commentando le dichiarazioni del premier sulla decisione della Cai di ritirare l’offerta per Alitalia.
Anche per il dipietrista Massimo Donadi il governo primo responsabile fallimento. «Il fallimento della trattativa è un fatto gravissimo che ha diversi responsabili. Ma il primo e il principale è il governo che ha messo in piedi un progetto inconsistente, i cui costi elevatissimi venivano scaricati sui contribuenti e sui lavoratori, mentre l’azienda veniva regalata ad imprenditori amici che di aerei non ne sanno nulla».
«Berlusconi si vergogni di aver sponsorizzato e appoggiato un piano industriale fallimentare e che sarebbe andato a danno solo dei lavoratori e di Alitalia, ma soprattutto la smetta di scaricare le colpe sue e della Cai sulle spalle del sindacato e della sinistra e, in particolare, la smetta di attaccare la Cgil – afferma il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero – Come altri sindacati categoriali e confederali, ha fatto una cosa sola, il suo mestiere, quello di difendere i lavoratori e i posti di lavoro, rifiutandosi di firmare un accordo capestro che equivaleva a un ricatto. È ora che il governo, invece di insultare i sindacati, cerchi una soluzione vera e seria al dramma che stanno vivendo da troppo tempo i lavoratori di Alitalia e tutti i cittadini, che vedono a rischio i loro posti di lavoro e una compagnia che va difesa e rilanciata, non certo svenduta».

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