Le borse o le vite

Gli eventi si succedono velocemente, il mondo che siamo stati abituati a osservare negli ultimi anni si sgretola sotto i nostri occhi. Probabilmente non siamo ancora coscienti della dimensione degli eventi che si rincorrono. Nelle ore in cui Silvio Berlusconi, reduce da un fallimentare tête-à-tête con Angela Merkel, trascorreva l’ennesima notte brava in una discoteca milanese, il virus della crisi finanziaria dilagava nel mercato finanziario globale e colpiva le borse europee. Viene da ridere a pensare alla cecità del governo italiano, che si vantava di aver già scritto [e approvato] la legge finanziaria per i prossimi tre anni.
Quest’oggi, quando in Italia sarà notte, per la seconda volta John Mccain e Barack Obama daranno vita ad un confronto televisivo in diretta da Nashville. Come è avvenuto nelle ultime settimane, avranno di fronte il disastro lasciato da otto anni di liberismo armato di George W. Bush. Con gli occhi del mondo puntati. In questo momento, gli Stati uniti rappresentano un modello in negativo, più grande per estensione e intensità, degli effetti delle politiche degli ultimi anni. La sistematica cancellazione del welfare e il tentativo di imporre, con violenta spregiudicatezza, la disciplina lavorista oltre i cancelli della grande fabbrica a tutta la società, hanno prodotto l’indebitamento generalizzato e la finanziarizzazione easperata. Debito e finanza hanno costituito la microfisica del potere della società post-industriale. Una volta spente le sirene della grande fabbrica, si è tentato di accecare la vista dei cittadini puntandogli in faccia le luci sgargianti della roulette borsistica. Di fatto, la finanza è stata anche questo, un potentissimo produttore di forme di vita. Ma l’ideologia che ha tentato di plasmare i comportamenti di milioni di attori economici, come ha mostrato la vicenda dei mutui sub-prime che ha dato il via al domino delle borse globali, è improvvisamente superata.

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