Due mondi

L’Onda si è già confusa nel mare magnum del degrado civile? Sono in molti a sperarlo. L’emergere di quel movimento che affrontava i il destino incerto di una generazione intera ha coinciso col primo momento di difficoltà dell’arrembante governo Berlusconi e ha messo in crisi molte liturgie della sinistra. Ci sperano i fascisti più o meno post e lo pensano quelli che sono abituati a vedere i movimenti come mera propaggine della politica novecentesca, insorgenze momentanee sempre pronte a rientrare nei ranghi al culmine della loro parabola. La capacità dell’Onda di cogliere il nesso della formazione come momento-chiave della messa a valore dell’intera esistenza umana, implica diversi piani di azione che intrecciano la possibilità di costruire forme di autogestione dei saperi, ma anche la contestazione dei muri che vengono eretti nelle città. La «sicurezza», per esempio, non è solo una clava da usare contro i migranti, ma anche l’ideologia che porta alla criminalizzazione dei «giovani» e dei loro comportamenti. La tragica messa in scena della morte è l’esasperazione della logica di potere totale [appunto, sulla vita intera] che qualcuno ha chiamato «bio-potere». L’attacco al sindacato, al diritto di sciopero e ai «fannulloni», parla la stessa lingua dei tagli a scuola e ricerca come «riduzione degli sprechi». Converrà tenerli d’occhio, i precari dell’Onda e i lavoratori dipendenti del sindacato che non si arrende al berlusconismo [la Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil scende in piazza il 18 marzo, tutto il sindacato si ritroverà a Roma il 6 aprile]. Sono mondi diversi, che rispondono a diverse culture, ma che sono costretti a camminare insieme per mettere a tacere gli istinti peggiori svegliati dalla crisi. Passa da quella strana alleanza, quella tra lavoratori di vecchio e nuovo tipo, la possibilità di non pagare la crisi.

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