Oggi a Bergamo l'assemblea dei delegati Fim e Uilm ha approvato il nuovo contratto dei metalmeccanici firmato dai due sindacati di minoranza. Nella stessa città e nelle stesse ore, 10 mila operai della Fiom hanno sfilato per le strade contro quel contratto, e per chiedere che venga sottoposto, con un referendum, al giudizio di tutti i lavoratori.
Bergamo oggi è invasa dagli operai. I delegati di Fim e Uilm, i sindacati dei metalmeccanici della Cisl e della Uil, si sono riuniti questa mattina nel palazzetto dello sport per la loro assemblea nazionale con Luigi Angeletti, segretario generale Uil, e Gigi Petteni, segretario della Cisl in Lombardia [in rappresentanza di Raffaele Bonanni che è malato], oltre ai vertici delle due organizzazioni a livello nazionale, regionale e provinciale: al centro dell’assemblea, l’approvazione dell’ipotesi d’intesa per il rinnovo del contratto firmato il 15 ottobre con Federmeccanica dai due sindacati minoritari, rispetto alla Fiom, tra i metalmeccanici italiani.
Fuori dal palazzetto, per le strade di Bergamo, c’è però anche la Fiom, che ha organizzato nella stessa città e nelle stesse ore un suo corteo contro quel contratto, al quale hanno partecipato 10 mila persone. E’ stato indetto dall’assemblea dei delegati Fiom riuniti a Bologna lo scorso 30 ottobre. Luogo di arrivo del corteo è la sede della «Freni Brembo», azienda di proprietà del vicepresidente di Confindustria con delega alle relazioni sindacali, Alberto Bombassei. I lavoratori Fiom sono arrivati in pullman dalle fabbriche del nord ma anche dalla Toscana, Alla manifestazione, sotto la pioggia battente, partecipa anche il segretario generale Gianni Rinaldini. «Questa manifestazione non è contro qualcuno – ha detto ai giornalisti il segretario della Cgil di Bergamo, Luigi Bresciani – ma per ottenere un buon contratto e per chiedere democrazia sia all’interno delle fabbriche che fuori. Chiediamo a Cisl e Uil di sottoporre il contratto a tutti i lavoratori con un referendum, perché questa piattaforma è stata sottoscritta solo da una minoranza».
La proposta del referendum è dunque al centro delle rivendicazioni del corteo Fiom: «Consideriamo il contratto firmato minoritario, lesivo dei diritti e dei salari, imposto con un metodo antidemocratico», ha detto Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom anche lui in città, che ha aggiunto: «Se davvero si tratta di un buon contratto allora Uilm e Fim accettino il referendum. Altrimenti, abbiamo tutto il diritto di dire che il contratto è stato respinto dalla maggioranza dei lavoratori», che sono rappresentati dalla Fiom.
Nel palazzetto dello sport intanto si festeggia quella che viene considerata una vittoria. Tonino Regazzi, segretario generale della Uilm, aprendo l’assemblea ha detto: «La mossa vincente è stata quella di aver intuito di fare una piattaforma responsabile, non rinunciataria e innovativa, in un contesto di crisi industriale come quello che stiamo attraversando. Abbiamo condizionato la parte riottosa del sistema aziendale che non voleva fare il contratto; abbiamo tracciato la strada anche alle altre categorie affinché potessero compiere un percorso analogo al nostro; abbiamo scritto un’altra pagina della storia sindacale caratterizzata da una nuova cultura». Fim-Cisl e Uilm sottoporranno il contratto al giudizio esclusivo dei loro tesserati, il 25, 26 e 27 novembre.
La Fiom ha lanciato invece una settimana di mobilitazione nazionale dal 9 al 13 novembre, con quattro ore di sciopero, della quale la manifestazione di oggi è stata un’anticipazione. Rinaldini ha annunciato, a margine del corteo, che la Fiom sta lavorando a una proposta di legge popolare da presentare in Parlamento sulla rappresentanza sindacale. «Quello del 25, 26 e 27 novembre è il primo referendum che esclude e che riguarda una minoranza dei lavoratori, perché non sono chiamati al voto né gli iscritti alla Fiom né i non iscritti ai sindacati, ma il contratto si applica a tutti. Lavoriamo a una proposta di legge popolare che affronti la certificazione della rappresentanza di ogni organizzazione in base agli iscritti e alle votazioni nelle aziende».






