Gli attori sociali hanno onorato l’appuntamento che aveva loro dato il governo di Nicolas Sarkozy. Dalla sua elezione, a maggio, il presidente della repubblica ha portato avanti un programma molto fitto di riforme liberiste e securitarie, che puntano a distruggere diritti. La strategia è sempre la stessa: isolare un gruppo sociale e scagliargli contro una parte dell’opinione, andare allo scontro per poter poi aggredire diritti e protezioni sociali. In questo contesto, la riforma dei regimi speciali delle pensioni ha un’importanza particolare, poiché Sarkozy pensa di poter isolare i lavoratori dipendenti più protetti, aprendo così la strada alla «riforma» della totalità delle pensioni, con l’aumento del numero di annualità di contributi necessari per andare in pensione. Insomma, il governo cerca di aprire una breccia.
Ma le cose non stanno andando esattamente come lha previsto Sarkozy: altri settori [ospedali, istruzione pubblica, media] si sono uniti al movimento, e sono scesi in strada insieme ai beneficiari dei regimi speciali. Così, potrebbe scattare una nuova dinamica sociale. Dipende della capacità di tutti, sindacati in primo luogo, di restare uniti. Di non darla vinta al governo, che ricava molti vantaggi dall’isolare i malcontenti.
Rimane un grande interrogativo: se tutti i settori protetti del lavoro salariato possono oggi unirsi contro il governo, si costruirà un legame con altre popolazioni precarie, che sono nel mirino del governo Sarkozy, come sans papiers, senza tetto, precari e giovani? La domanda è aperta. L’assenza di questo legame aveva reso le grandi manifestazioni per la difesa delle pensioni, nel 2003, un movimento senza sbocco. I giochi non sono fatti. Per ora, godiamoci questa prima grande giornata di resistenza alla politica di Sarkozy.
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