E’ stato un successo lo sciopero nazionale dei lavoratori Vodafone, oggi, il secondo dalla decisione di «cedere» a un’altra azienda, la Comdata, ben 914 dipendenti [117 a Milano, 283 a Ivrea, 148 a Padova, 273 a Roma, 93 a Napoli]. Quei 914 corrispondono al 19,87 per cento del totale dei lavoratori negli otto call center. Il primo sciopero è di poche settimane fa, il 5 ottobre: l’adesione superò il 95 per cento. La partecipazione di oggi sembra altrettanto alta, ma dati certi ancora non ce ne sono. La manifestazione nazionale è iniziata, a Roma, nel primo pomeriggio, e si è conclusa a piazza Barberini. Da lì, dopo gli interventi dei delegati di diverse città, i lavoratori sono andati al ministero della attività produttive e hanno chiesto un incontro al ministro Bersani. Un gruppo di loro, questa mattina a mezzogiorno, era stato intanto ricevuto da Alfonso Gianni, sottosegretario al ministero dell’economia.
Racconta un delegato di Bologna: «Il sottosegretario ci ha detto che si impegna a portare nelle sedi istituzionali il nostro problema, ma ci ha spiegato che la legge 30 permette iniziative come quella presa da Vodafone, e che quindi si può fare ben poco. Il vero problema rimane, quindi, la legge 30, ed è per questo che domani saremo tutti in piazza. Siamo contenti dell’interesse di una parte del governo e della maggioranza, ma il succo rimane sempre lo stesso: chi si deve organizzare sono i lavoratori. D’altronde è esattamente quello che stiamo facendo. Vorrei far notare che anche la manifestazione di oggi a Roma, alla quale hanno partecipato più di un migliaio di lavoratori da tutta Italia, è stata completamente autorganizzata e autofinanziata dai lavoratori e dai delegati. Le segreterie e i dirigenti sindacali, in quella piazza, non c’erano».
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