La notte scorsa la commissione lavoro della camera ha approvato il disegno di legge sul welfare. Le novità più significative introdotte dopo l’abbandono del tavolo di maggioranza di Rifondazione sono del «lavoro in affitto» e del «job on call». Si potrà ricorrere al lavoro a chiamata nella contrattazione collettiva dei lavoratori dello spettacolo, della ristorazione e del turismo. Sull’altro punto delicato, i contratti a termine, la Commissione ha deciso che i 36 mesi di contratti a tempo determinato oltre i quali scatta l’assunzione, si calcolano «indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro». Secondo il ministro per i rapporti con il parlamento, Vannino Chiti, «il governo è soddisfatto». Chiti ha però precisato che il governo, «preso atto delle modifiche, non può consentire che ci siano altri cambiamenti nell’iter parlamentare del provvedimento». «Sono stati approvati un paio di emendamenti su cui c’era il parere contrario del governo ma che non sono condizionanti rispetto all’accordo complessivo – spiega Chiti–Soprattutto, non c’e’ un centesimo di euro in più da spendere». Meno soddisfatte le sinistre, in particolare sulle deroghe all’abolizione del «job on call», che erano stata proposte da due emendamenti di Forza Italia e Alleanza nazionale, con l’avallo di Partito democratico, Udeur e Rosa nel pugno.
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