Un’impronta digitale e la scritta «Fiore Giusto»: è il logo che rappresenta la nuova associazione presentata a Sanremo [Im] per sostenere la tutela dei diritti delle persone che producono fiori, in particolare la necessità della tracciabilità di prodotto nel settore floricolo.
L’importante iniziativa è stata promossa dalla cooperativa «La Bottega Solidale Onlus», il Movimento Fiori e Diritti, il Distretto Floricolo del Ponente Ligure [che rappresenta i portatori d’interesse privati e istituzionali del settore, le rappresentanze sindacali locali di Cgil, Cisl e Uil, l’ente gestore del Mercato dei Fiori di Sanremo Ucflor] e ha ricevuto l’immediata adesione perfino di Ancef, la sezione degli operatori floricoli della Confindustria di Imperia.
Insomma, un ottimo esempio di come dal basso è possibile costruire un’originale rete tra soggetti differenti per dimensioni e obiettivi, tutti comunque disponibiili a promuovere la tutela i diritti di migliaia di lavoratori.
«Fiore Giusto» è il primo tavolo di confronto a livello italiano sul tema dei diritti umani e ambientali nel settore floricolo; l’obiettivo principale dell’associazione, spiegano i promotori, è creare le condizioni per lo sviluppo in Italia di una certificazione sociale e ambientale che garantisca davvero i consumatori rispetto alle condizioni di produzione dei fiori.
L’associazione è il risultato di un lungo percorso avviato dalla cooperativa sociale Bottega solidale di Sanermo [che coinvolge oltre mille soci, 130 volontari e venti lavoratori, operando in sei botteghe del commercio equo della Liguria], impegnata nella promozione dei principi e dei prodotti del consumo critico. Più di dieci anni fa la bottega ha cercato di avviare un ponte di solidarietà per rompere l’isolamento politico e geografico in cui si trovano migliaia di donne e uomini e bambini di Ecuador, Kenya, Colombia e Zimbabwe, che lavorano piantagioni di fiori dietro violenze e sfruttamento. I profitti di numerose imprese transnazionali che esportano ogni giorno bellissimi fiori in tutto il mondo è infatti accompagnato da violazione dei diritti sindacali, impatto devastante sulla salute dei lavoratori e delle lavoratrici, sfruttamento del lavoro minorile, discriminazione nei confronti delle donne, danni ambientali, inquinamento delle falde acquifere, diffusione di malattie per turni di lavoro massacranti [con punte di giornate lavorative di venti ore]. Per altro, si tratta di business esploso vent’anni fa per iniziativa di imprese europee.
Del resto, il valore della produzione di fiori e piante nel mondo vale circa trenta miliardi di euro. Ogn anno soltanto sul mercato italiano arrivano dall’estero più di 10.000 tonnellate di fiori [in particolare dal Kenya, passando per i Paesi bassi].
«Fiore Giusto» è un’associazione nazionale, che prende avvio in Liguria, anche grazie all’interessamento e al supporto dell’assessorato all’agricoltura della Regione Liguria. Ma i promotori del progettto hanno spiegato che l’associazione intende diffondersi presto anche a livello nazionale, coinvolgendo altri soggetti della filiera produttiva e commerciale.
L’attenzione tuttavia non è rivolta solo ai lavoratori delle aziende italiane. «Fiore Giusto» vuole collegarsi a livello internazionale al marchio già esistente di certificazione «Ffp», cioè «Fair Flowers Fair Plants» [www.fairflowersfairplants.com] per rafforzare un’azione globale nella difesa dei diritti, dalle grandi piantagioni africane e latinoamericane, fino alle serre olandesi. Questo per offrire ai consumatori un’ampia gamma di prodotti certificati, permettere una competizione equilibrata tra produttori che garantiscono qualità etica, facilitare la cooperazione tra associazioni di lavoratori delle diverse latitudini.
In attesa dell’allestimento del sito dell’associazione, possono essere reperite informazioni sul Codice internazionale di condotta e sulle problematiche relative ai diritti umani e ambientali nel settore floricolo su www.fioriediritti.org.
Tags assegnati a questo articolo: commercio equo






