La protesta contro il caro-petrolio si allarga

La giornata di ieri si è chiusa con la rabbia dei pescatori, proveninienti da vari paesi tra i quali l’Italia, scesi in piazza a Bruxelles per chiedere misure urgenti contro l’aumento del prezzo del carburante. Quando il gabinetto del commissario europeo alla pesca ha fatto sapere ad una delegazione di manifestanti che «non c’è soluzione immediata anche se la crisi è immediata» e che «la commissione europea incoraggia gli stati membri ad intervenire ricorrendo al fondo europeo per la pesca. Non sono invece possibili gli aiuti di stato» la rabbia è esplosa. Gli scontri si sono conclusi con 14 arresti [13 francesi e 1 algerino] e 60 fermi tra i manifestanti. Ma quella di ieri è stata una giornata di proteste anche in Italia, dove il pesce fresco italiano non d’allevamento sta diventando introvabile. Molti porti, tra i quali quelli del Salernitano e delle Marche, sono stati bloccati. A Venezia un centinaio di barche hanno intasato il traffico nella Laguna. Dopo le proteste il ministro per le politiche agricole alimentari e forestali, Zaia, ha convocato le associazioni di categoria per l’11 giugno al fine di illustrare le misure che il governo ha intenzione di adottare.
Stamattina, invece, un centinaio di pescatori ha bloccato l’ingresso dei camion al porto di Civitavecchia, creando disagi al lavoro portuale. Anche a Palermo una delegazione delle marinerie siciliane è scesa in piazza per chiedere soluzioni per l’aumento del prezzo del carburante. I manifestanti provenivano da varie località [Mazzara del Vallo, Sciocca, Pozzallo, Porticello] della regione, duramente colpita dalla crisi del settore ittico. Una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dall’assessore regionale alla cooperazione e pesca, ma il corteo ha sfilato comunque fino alla sede della regione. Lì i manifestanti, esponendo uno striscione che chiedeva «dignità e lavoro», hanno trasportato una bara avvolta nel tricolore. Le proteste continuano anche ad Ancona, dove nei giorni scorsi l’ingresso al porto era stato bloccato dalle imbarcazioni dei manifestanti. Dalle 7 e 40 alle 9.30 di questa mattina i pescatori della marineria locale hanno bloccato il by-pass tra la stazione ferroviaria e il porto, paralizzando anche il traffico in entrata e uscita dalla città. I sindacati Flai Cgil e Fai Cisl delle Marche hanno espresso preoccupazione per la situazione della pesca e hanno chiesto l’introduzione di un regime Iva agevolato per la categoria sul carburante e di ammortizzatori sociali per i lavoratori dipendenti. Ieri il responsabile nazionale della Flai Cgil aveva lamentato l’esclusione dei pescatori dagli ammortizzatori sociali, previsti invece per gli agricoltori
In Toscana le proteste dei giorni scorsi hanno spinto alcuni consiglieri regionali del Pd a presentare una mozione che sarà discussa la prossima settimana. Oltre all’intenzione di fare pressione perché governo e Ue attuino interventi urgenti per sostenere il comparto, i consiglieri valuteranno la possibilità di impegnarso affinchè la regione intervenga direttamente sfruttando i propri margini di autonomia fiscale. Anche in Sardegna l’assessore Diana [An] ha intenzione di portare la questione in consiglio regionale.
Ma la protesta per il caro-petrolio si va allargando anche ad altre categorie. Stamattina una decina di Tir hanno dato vita ad una protesta non autorizzata davanti al ministero dei trasporti, creando gravi disagi al traffico cittadino. Gli automezzi sono stati allontanati dalla polizia. La protesta per il caro-petrolio era partita anche in Francia – diversi giorni fa – dai pescatori allargandosi poi a tassisti, camionisti e agricoltori. In Francia il governo – dal momento che l’Eco-fin si è nuovamente dichiarata contraria a misure fiscali per calmierare il prezzo del petrolio – ha proposto di far partecipare le compagnie petrolifere agli aiuti per le famiglie più povere.
Nel frattempo il prezzo del petrolio continua a salire. Oggi il costo di un barile ha superato i 123 dollari.

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