Le risposte alla proposta di Carta /3

Crisi della politica, cosa possiamo fare. Un appello e un appuntamento
Nessuno, o quasi, si aspettava così presto la caduta del governo Prodi e le elezioni politiche fissate al 13-14 aprile. Poco importa se la causa sia di Veltroni [«Il Partito democratico, comunque, andrà alle elezioni da solo»], di Mastella, o Dini [Di Pietro, Turigliatto ecc.].
A noi, che pure abbiamo votato e apprezzato per talune scelte la coalizione di Prodi, ci appare evidente che:
in Afghanistan il governo di centrosinistra ha confermato, proseguito, finanziato, una missione militare che ha coinvolto il nostro paese in una vera e propria guerra, in violazione della Costituzione.
A Venezia Prodi è il padrino del Mose, assieme a Berlusconi, Galan e l’ex sindaco prodiano P. Costa.
A Vicenza è il sostenitore accanito della base Usa “Dal Molin” [con gli stessi di sopra, piu’ D’Alema e Rutelli].
A Viterbo il governo di centrosinistra ha sottoscritto un accordo di programma con la Regione Lazio per la costruzione di un nuovo devastante mega-aeroporto per voli low cost.
In Campania il centrosinistra è la banda degli inceneritori; così a Brescia, Modena, in Toscana ecc.
E su questi, come su troppi altri esempi [la Tav di Mercedes Bresso, Di Pietro e Chiamparino, il Ponte di Messina del solito Di Pietro e P. Costa, i rigassificatori di Bersani e Realacci, gli Ogm e il nucleare di Veronesi, Bersani, Letta ecc.], va a braccetto col peggior centrodestra.
Non si capisce piu’ niente: «Cos’è la destra, cos’è la sinistra?» cantava Gaber e nessuno sa più rispondergli.
*
A luglio 2007 abbiamo aperto un dibattito su «Come contare di più nelle scelte politiche locali e nazionali, come ecologisti». Dopo una cinquantina di interventi telematici, ci siamo incontrati il 6 ottobre a Firenze, eravamo una quarantina di persone, con alle spalle molte esperienze positive, ma anche pesanti delusioni.
Emergeva:
1. la necessità di una svolta che renda più efficace l’ecologismo, a partire da una rete che rafforzi le moltissime, spesso sconosciute, esperienze locali;
2. l’estrema difficoltà a creare, in tempi brevi, qualcosa di più solido negli obiettivi, nei metodi, nell’organizzazione;
3. però, forse, una possibilità di costruire un «programma comune» [alcuni di noi si sono presi l’incarico di farne girare dei spezzoni, una bozza] e un metodo condiviso per non ricadere nei meccanismi dei partiti/carriere/verticismi ecc. [una prima proposta l’ha fatta girare Lino Balza, finora senza «ritorni», né positivi nè critici];
4. l’idea di avere un confronto diretto sia con gli «amici di Grillo» che con i proponenti la «Lista civica nazionale» [ma questi incontri non si sono più fatti];
5. comunque contribuire alla nascita, crescita, miglioramento di liste civiche [anche] ecologiste nelle città dove quest’anno si andrà alle elezioni amministrative. Sappiamo che sta succedendo in molte città, ma le
notizie faticano a circolare.
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Nel frattempo, nell’area nonviolenta e pacifista [Movimento Nonviolento, Tavola della Pace] prosegue la riflessione sul tema «nonviolenza e politica», mentre il giornale quotidiano telematico «Notizie minime della
nonviolenza in cammino» sostiene la necessità che alle prossime elezioni politiche vi sia una presenza di «liste elettorali della sinistra della nonviolenza».
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Ora ci sono le nuove elezioni, che si svolgeranno con una legge elettorale pessima e una campagna peggiore: in molti ci chiediamo cosa possiamo/dobbiamo fare.
La sensazione che finora abbiamo è di una situazione compromessa e non recuperabile nell’immediato, da un punto di vista di un serio movimento ecologista e nonviolento, che voglia avere una sponda [se non addirittura un’espressione] altrettanto seria in parlamento. Bisogna verificare le reali forze che abbiamo, e se non possiamo farlo subito, almeno avviare un serio lavoro a partire dalle realtà locali [comuni, province, regioni] per costruire in prospettiva un movimento politico nazionale indipendente, autonomo, che cammini da solo sulle gambe della nonviolenza, dell’ecologia e del femminismo [l’assenza di rispetto e di riconoscimento di valore è il terreno su cui la violenza e l’esclusione crescono].
Ma, per non stare a lamentarsi/piangere/imprecare/diventare individualisti-qualunquisti, forse è il caso di riaprire con urgenza la discussione interrotta ad ottobre, e coinvolgere altre realtà del più vasto movimento per la nonviolenza e l’ecologia, sia rispondendo a questa mail, sia incontrandoci a Bologna domenica 2 marzo [nella sala sindacale dei ferrovieri, appena usciti dalla porta principale della Stazione, lato piazzale, a sinistra si vede il parcheggio delle biciclette, dove c’è un’entrata con una sbarra per andare alla mensa e alla sede dei carabinieri: poco avanti, sulla destra, c’è la sala con la scritta Cub], per verificare se possiamo stringere i tempi della rete, fare proposte di un qualche peso [anche] sul piano nazionale, o altro che qualcuno può suggerire a stretto giro di mail.
Per informazioni, adesioni, contatti: micheleboato@tin.it
Mao Valpiana, Maria G. Di Rienzo, Michele Boato

Per completare la proposta di Giulio Marcon pubblicata su Carta 5/07
Ho letto il programma in cinque punti presentato da Giulio Marcon e lo condivido pienamente. Se vogliamo agganciare la gente dobbiamo andare oltre le analisi e perfino oltre i grandi obiettivi e concentrarci sui temi che la gente sente. E quando dico gente, intendo riferimi a quel 60 per cento della popolazione che tutta assieme deve accontentarsi del 35 per cento della ricchezza distribuita alle famiglie.
La nostra sfida è affrontare i loro temi: occupazione, salari, trasporti, energia, rifiuti, acqua, scuola, sanità, dimostrando che le risposte oggi non si trovano più nella logica del sistema, organizzato attorno agli interessi del mercante, ma in un’altra logica organizzata attorno agli interessi della gente nel rispetto del pianeta e della pace. Ci troviamo in una fase difficile in cui stanno venendo al pettine tutti i nodi di una concezione basata sulla crescita al servizio del profitto e se vogliamo giocare un ruolo efficace dobbiamo occupare contemporaneamente due piani. Da una parte quello della progettazione per capire come riorganizzare l’economia alla luce delle risorse che si fanno sempre più scarse e dell’incapacità del pianeta di assorbire tutti i rifiuti che continuiamo a rovesciargli addosso. Come riposizionare il mercato, l’economia pubblica, il fai da te, l’economia di vicinato e come fare funzionare ognuno di questi tasselli in un economia che si pone l’obiettivo prioritario di garantire i diritti a tutti limitando al minimo il consumo di risorse non rinnovabili e la produzione di rifiuti [non solo quelli urbani, ma soprattutto quelli industriali], questi sono i nodi che dobbiamo affrontare se vogliamo essere credibili quando proponiamo di passare dall’economia della crescita all’economia della sobrietà.
Senza un serio sforzo di progettazione non sapremo quale dovrà essere il nostro senso di marcia e non sapremo neanche mettere a punto le richieste di cambiamento immediato perchè chi non sa dove andare non può neanche tracciare un percorso. Dunque, da una parte il lavoro teorico, di progettazione, per delineare come può funzionare una nuova economia sobria, sostenibile, solidale e pacifica. Un lavoro che al momento è destinato ad essere di élite, ma che possiamo e dobbiamo estendere a tutti gli ambiti possibili, dal sindacato alla scuola, dai partiti alle chiese. Dall’altra un lavoro più politico, immediato, un lavoro di esistenza per chiedere e ottenere che i problemi cruciali avvertiti dalla gente siano affrontati con una nuova mentalità, fra l’altro l’unica che ha qualche possibilità di dare risposte efficaci e stabili perchè sono proiettate verso il futuro.
Ed ecco tutti i temi posti da Giulio che per ragioni di efficacia comunicativa esporrei con altri titoli:
1. equità [progressività delle imposte, lotta all’evasione fiscale, tassazione delle rendite, sostegno ai redditi più bassi]
2. Diritti [accesso gratuito a sanità, scuola, consumo vitale di acqua, energia, trasporto urbano, alloggio, ritorno alla gestione pubblica dei beni e servizi comuni come previdenza, acqua, energia, telefonia, traporti] 3. Solidarietà [assistenza alle famiglie e fasce più deboli, asili nido, pensioni,immigrazione, istituzione di servizio civile obbligatorio]
4. Lavoro [difesa dei salari, tassazione dell’energia e detassazione del lavoro, lotta al precariato, sostegno agli scambi di vicinato con possibilità di circolazione di moneta locale, sostegno alle economie locali]
5. Sostenibilità [potenziamento trasporti pubblici con tariffe agevolate e introduzione carbon tax, tasse su pubblicità, alte tariffe su alti consumi di acqua ed energia da combustibili fossili, Iva differenziata per funzione sociale dei beni, obbligo per le imprese di provvedere allo smaltimento degli imballaggi e dei beni durevoli divenuti rifiuti, sostegno alle attività di recupero dei rifiuti, sostegno all’agricoltura biologica, sostegno al risparmio energetico e messa in posa di energie rinnovabili]

6. Pace [riduzione spese militari e abbandono delle missioni di prepotenza, cooperazione internazionale come seria lotta alla povertà,revisione dei trattati commerciali a favore dei paesi più poveri, promozione e sostegno a trattati su difesa dei beni comuni planetari, equa distribuzione delle risorse scarse).
Sono convinto che un programma del genere piacerebbe a quel 60 per cento di popolazione che non specula in borsa e che punta a vivere dignitosamente. Dobbiamo forse avere più coraggio e più capacità comunicativa.
Francesco Gesualdi–Centro Nuovo Modello di Sviluppo

Una proposta debole
Cari amici,
sinceramente, la proposta mi sembra un po` debole.
Mi spiego meglio: è almeno dal 1992 [quattro o cinque legislature fa] che, insieme a gruppi che rientrano tra quelli da voi descritti, a ogni tornata elettorale [nazionale, europea, locale] ho partecipato a campagne come quella da voi descritta.
Qual è stato il risultato?
Che a oggi, nonostante tutte le «forze» politiche abbiano potuto provare il «brivido» di sedere nella stanza dei bottoni, nulla è cambiato.
E, cosa la cui gravita` probabilmente non percepiamo ancora appieno, nel parlamento appena sciolto non sedeva alcun parlamentare che non abbia votato, almeno una volta, a favore della partecipazione dell’Italia all’occupazione in armi di almeno un altro paese, in violazione dell’articolo 11 della Costituzione. La Sinistra Arcobaleno non è più credibile quando afferma la sua opposizione alla guerra.
Fino al punto da arrivare a considerare possibile e fondato, per un uomo che si auto-definisce «democratico» [anche se non più «di sinistra»] come Veltroni, il paragone tra la lotta alla mafia e l’occupazione dell’Afganistan!
E, se non fosse caduto grazie a Mastella, il governo Prodi [partecipato e sostenuto da coloro che avevano ritenuto di rappresentare–e capeggiare–l’opposizione alla guerra «senza se e senza ma»] avrebbe [ma forse lo farà lo stesso] riconosciuto lo «Stato indipendente del Kossovo» [in realta, porto franco per i capitali mafiosi delle più diverse provenienze anche secondo quel sovversivo del generale Mini intervistato dal Corriere della Sera] in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.
Per questo considero la vostra proposta debole.
Ma allora, che fare?
Di seguito vi allego un appello a firma Michele Boato, Maria G. Di Rienzo, Mao Valpiana che circola già da qualche settimana, mi sembra faccia una proposta ben più forte e decisa anche se ardua da realizzare, e purtroppo, non ho ancora visto sulle vostre pagine.
Certo che la considererete attentamente e le darete la visibilità che merita vi saluto cordialmente
Giovanni Mandorino

Per un programma sociale
Gentile direttore Sullo,
sono uno studente di medicina, uno dei tanti giovani che arranca tra totale disillusione e rifiuto della politica, e una sempre crescente voglia di lottare per ottenere una nuova società, dove non sia la corruzione a governare. Sono rimasto colpito dall’articolo in oggetto, che ho letto sul sito di Carta. Mi chiedevo quante persone avessero risposto al vostro appello sulla compilazione di questa sorta di «programma sociale» per una campagna elettorale parallela voluta e sentita dai cittadini. Mi chiedevo anche se la vostra associazione si stesse muovendo affinchè le sue parole non rimanangano tali.
In attesa di risposta, fiducioso di trovare un’idea concreta a supporto della proposta teorica, mi riservo il diritto di diffondere il più possibile la notizia, rimandando ovviamente al vostro sito per la lettura dell’articolo e ulteriori informazioni.
La ringrazio anticipatamente per la disponibilità
Distinti saluti alla redazione tutta
Marco Pustetto

Il cambiamento sociale
Caro direttore, io non sono nessuno [sono un ex operaio tessile di quasi 57 anni… ex perchè tre anni fa ha chiuso la filatura dove lavoravo e sono rimasto disoccupato]: da una vita dedico tutto il mio tempo libero e gran parte dei miei pensieri, delle mie preoccupazioni, delle mie illusioni e speranze, delle mie poche energie e capacità…. al cambiamento della società e del mondo [quindi alla Sinistra: prima il Pci, poi i Dd, poi il Prc, poi la Sinistra plurale sperando che si unisca e si rinnovi e ora «la Sinistra e l’Arcobaleno», sperando che abbia un successo elettorale [ma è molto difficile] e sperando che diventi davvero un nuovo soggetto politico della sinistra che si propone il cambiamento della società italiana e del mondo.
Da quindici giorni sta circolando il documento «La politica che vogliamo» [firmato da autorevoli personalità–come Alex Zanotelli, Riccardo Petrella, ecc.–impegnate in importanti movimenti che si propongono una società diversa]: ho scritto ad alcune di quelle persone… per dirgli che non condivido quel documento, ma–se non ho preso «lucciole per lanterne»–ma mio parere su quel documento sarebbe importante aprire il dibattito sulle pagine del vostro giornale.
Un caro saluto
Giuliano Ciampolini

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