Le risposte alla proposta di Carta /4

L’analisi concreta della situazione concreta
Caro Gigi Sullo, avevo letto il tuo intervento su “liberazione”, ho letto tutti gli interventi pubblicati sul sito. E devo dire che tranne uno… e pochi generici spunti di analisi presenti in altri interventi , mi sembra che ciò che manca , come al solito, è “l’analisi concreta della situazione concreta”. E lo dico senza spocchia e presunzione . Perchè mi sembra una cosa drammatica , come drammatica è la situazione mondiale e del nostro paese .
1) Viviamo ancora in una “democrazia” ? Comunque aggettivata ? A me sembra di poter dire , senza dubbi , NO ! .Andiamo a votare per la seconda volta con una legge che ormai tutti definiscono “porca”. Questa legge è stata fatta dal cen.des. con l’obiettivo di vincere le precedenti elezioni. E’ una legge che non permette più all’elettore di poter scegliere .E il centrosin. tra le tante cose che non ha fatto …non ha fatto in due anni una legge decente e democratica . Oltre a non avere per la terza volta affrontato il conflitto di interessi le TV.. oltre a non aver abrogato La TREU la 30 la Bossi- Fini le leggi vergogna…e averci “lasciati” in Afghanistan regalato Vicenza agli Americani aumentate le spese militari del 25% …lasciate le speculazioni al 12,5% di tassazione…regalato cuneo detassazioni ecc. ai padroni…. UN FALLIMENTO , almeno dal punto di vista nostro dei mov. e della soc. civ. che si è mobilitata da Genova in poi.
2) La sinistra , ora arcobaleno , ha approvato e accettato tutto . Svendendo speranze lotte e dignità. Non si può rompere il mov. professando una non-violenza “radicale” …e poi approvare tutta la politica guerresca di D’Alema e Prodi. La caduta è politica e morale. La linea della riduzione del danno ha fatto danni incalcolabili .
3) Il BERLUSCONISMO ha vinto . Ha fatto il golpe che voleva la P2. Perchè oggi non siamo più in democrazia . Il controllo dell’informazione e della formazione dell’opinione pubblica è totale . Il senso comune è costantemente manipolato . Il ducetto di Arcore è in sella così il suo blocco di potere. E VELTRUSCONI è la logica conseguenza . Il padrone e l’operaio sono messi sullo stesso piano . Si rincorrono i rampolli della buona Borghesia per le liste…e via con inceneritori gassificatori TAV e grandi opere…e con le “missioni di pace” all’estero….E le due " destre" già pensano di fare larghe intese e cambiare la Costituzione.
4) La sinistra “arcobaleno”, ancora in queste ore va dicendo che vuole governare assieme a una di queste destre. A Roma si presenta addirittura in tandem con Rutelli …il peggiore voltagabbana trasformista carrierista ….tra i tanti che ce ne sono in giro… Tutto si sta facendo dall’alto . Il riciclaggio degli apparati è in atto anche con le liste . Nessuna democrazia nessuna partecipazione nessuna analisi critica del passato. Anzi, il compagno Bertinotti eletto dal quartetto già scorazza, come sempre , nei salotti del regime mediatico….senza avere fatto nessuna autocritica…..
LA FOLLIA AL POTERE !
Caro Gigi , la tua proposta cerca ancora di “mediare” con questi del quartetto . Per questo è grave. E’ necessario DIRE NO ! A tutto il sistema politico-mafioso in atto . E’ necessario una lotta di liberazione da piduisti-fascisti- razzisti-catt.integralisti- e da tutti i VELTRUSCONI ….per riconquistare la democrazia . IO NON VOTO ! E invito a NON VOTARE ! CONTRO TUTTO IL SISTEMA POLITICO! PER DELEGITTIMARLO !
Cambiare il mondo dal basso.Autorganizzazione sociale. Riappropriazione.Cambiare la quotidianità.Partire da sè. Dal sè…. Se in molti diremo NO e su questo faremo informazione di massa e propaganda , proprio partendo dai territori in lotta dai luoghi di lavoro e dalla soc.civ. forse dopo si potrà ri-cominciare.
Cordialmente
Gaetano Stella fi/20/2/08

La società civile
Caro Gigi,
ho molto apprezzato la tua proposta, come al solito intelligente e tempestiva. Ho una sola osservazione, relativa alla eventuale partecipazione di partiti e sindacati al dibattito della società civile. Fermo restando che singole persone con tessera in tasca possono ovviamente partecipare agli incontri della società civile, preferirei escludere degli interventi istituzionali specie in periodo elettorale, quando nessun candidato si fa scrupolo a cercare di partecipare a qualunque tipo di riunione che veda riunite anche solo poche decine di persone. Figuriamoci poi se espressione della tanto agognata “società civile”! Dobbiamo invece affermare che spetta alle forze politiche organizzate fare eventualmente tesoro per i loro programmi delle indicazioni emerse dal dibattito libero e spontaneo della società civile ( che poi avrà la responsabilità di controllare la reale attuazione degli impegni presi dai candidati eletti).
Mi sembra invece utile fornire qualche dettaglio sul merito della tua proposta, anche per stimolare maggiori reazioni a livello diffuso. In primo luogo, la società civile dovrebbe discutere le caratteristiche di una società italiana desiderata, fornendo indicazioni concrete, in modo da precostituire uno scenario perseguito prima di disporre di un elenco di misure da adottare.
Questo esercizio, troppo spesso trascurato, anche se i risultati non fossero ottimali, metterebbe in discussione proprio le visioni di una società futura, quella dove la società civile vorrebbe vivere.
In secondo luogo, gli incontri successivi dovrebbero essere concentrati su problemi su problemi locali, invitando a partecipare ai dibattiti anche altre comunità che hanno sperimentato analoghe difficoltà e che possono fornire utili suggerimenti sulle modalità da seguire per affrontarle.
Solo dopo queste due prime fasi i dibattiti dovrebbero riguardare problemi di più ampia dimensione (ambiente, fame, ecc.), cercando però di trovare i necessari collegamenti con le realtà locali italiane e con i comportamenti dei cittadini e dei consumatori.
Questi incontri dovrebbero essere “facilitati”, cioè resi più organici ed efficaci da coordinatori esperti e motivati o da facilitatori professionisti, in modo da ridurre al massimo le perdite di tempo e di ottenere al termine dei dibattiti delle indicazioni significative e degne di mobilitazioni.
Sarebbe poi opportuno che i dibattiti, registrati e poi resi visibili da persone professionalmente preparate, fossero fatti circolare in tutti i luoghi dove si svolgono incontri analoghi, per evitare duplicazioni e allargare la base del consenso. Oltre all’inserimento su Carta on line, si potrebbe pensare ad accordi con radio e televisioni come Radio Popolare e Arcoiris.
In sostanza sono convinto che la società civile deve utilizzare metodi di lavoro completamente diversi da quelli adottati o imposti dalla politica tradizionale, se vuole realmente elaborare in modo serio e attraente “l’altra politica”.
Un diverso stile di incontro e di discussione dovrebbe riuscire ad attrarre molte di quelle persone ormai decise a non seguire la politica oggi dominante o che da tempo preferiscono altre linee di impegno. Ovviamente non sarà un lavoro facile, ma è l’unico possibile in questa fase, che si protrarrà sicuramente anche dopo la data delle elezioni e permetterà di ampliare la fascia di popolazione responsabile e matura, cosciente dell’entità dei problemi ambientali ed economici, che tra qualche anno potrebbe anche (forse) alimentare forme realmente alternative di espressione sociale.
Spero che avremo modo di approfondire in altre occasioni questi primi suggerimenti. Ancora auguri per la nuova sede
Ti abbraccio,
Alberto Castagnola (Formin)

‘Felce e mirtillo’, ovvero come costruire nuove alleanze per affrontare la questione lombarda
Se vogliamo prefigurare una proposta per “…trovare il modo di rovesciare in azione positiva la disillusione, la noia e la rabbia che provocano in tanta gente i partiti e il sistema politico in generale…” su cui unire il maggior numero possibile di interlocutori dobbiamo partire dalle caratteristiche specifiche di ogni ambito territoriale.
Ad es. in Lombardia se è vero che esiste una questione settentrionale, dovremmo tener conto di quali implicazioni ciò determina sul terreno degli obiettivi e dei soggetti sociali da coinvolgere in un ‘patto unitario’ oltre al ‘popolo della sinistra’ più o meno tradizionale (e in forte confusione…).
Cioè, se in Lombardia si vuole costituire uno schieramento ampio a partire dall’obiettivo di ‘bonificare’ i disastri compiuti dal connubio articolato nelle sfere della politica e dell’economia di Comunione e Liberazione e Compagnia delle Opere, oltre che richiamare la giusta necessità di coinvolgere i movimenti sindacali, delle donne e dei giovani (con modalità però che non appaiano rituali e ‘buone per ogni stagione’), sarebbe necessario cercare di qualificare le possibili alleanze tra questi movimenti e degli stessi con altri soggetti sociali, tramite obiettivi coerenti con le ‘specificità’ della questione lombarda , del tipo di quelli che seguono:
1. critica del modello di sviluppo proposto dalle forze politiche ed economiche oggi dominanti in Lombardia, basato sul consumo di territorio e di beni comuni ed ecologici (la Lombardia è al primo posto tra le regioni italiane per il PIL e all’ultimo per il rispetto dell’ambiente);
2. contrasto della stretta connessione tra gestione delle risorse pubbliche e interessi di alcuni centri economici monopolistici, che discrimina gli altri soggetti e forme di economia ‘non allineati’ e le richieste provenienti da movimenti sociali ed aggregazioni trasversali ‘non riconosciuti’, a partire dai settori in cui sono più evidenti le conseguenze sui diritti dei cittadini di questa ‘connessione’ perversa. come gli attacchi a prevenzione e benessere in sanità, a sicurezza sul lavoro (sempre più precario…), ad accesso a formazione professionale ed istruzione;
3. proposta di un diverso modello federalista basato sull’autonomia economica e progettuale di comuni e loro aggregazioni territoriali;
4. sostegno delle iniziative esistenti anche nella nostra regione sul tema della legalità e del contrasto rispetto alle organizzazioni criminali mafiose, come quelle proposte da Libera;
5. costruzione di un fronte comune con tutti i diversi gruppi locali che si mobilitano per la salvaguardia delle risorse del proprio territorio, unendo la responsabilità ambientale con quella sociale e cercando di coinvolgere quindi anche i settori dell’economia sociale non egemonizzati da Comunione e Liberazione e dalla CdO;
6. supporto ai progetti di ‘filiera corta’, di produzione di energie alternative, di acquisti ‘verdi e socio-solidali’ da parte della pubblica amministrazione, di sensibilizzazione delle famiglie al risparmio energetico e al consumo critico, di politiche pubbliche partecipate (Agende 21, Piani di Gestione del territorio, politiche degli orari, ecc.), a tutte le iniziative cioè che permettono di qualificare in direzione della responsabilità sociale ed ambientale i singoli territori.
Davide Biolghini

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