Abbonatevi a un giornale morto allagato

I venti centimetri di acqua che hanno allagato martedì notte la redazione di Carta e la Sala Luigi Pintor [durante un nubifragio che ha fatto molti danni e paralizzato diverse strade di Roma] non ci sono più, ma la situazione in via dello Scalo di San Lorenzo 67 resta di grande disagio. Una parte del pavimento è ancora scoperchiata, diversi computer sono inutilizzabili, non è facile valutare tutti i danni. Elettricisti e ingegneri hanno fatto i primi rilefamenti e interventi. La redazione, nonostante tutto, sembra in grado di assicurare la pubblicazione di notizie per il sito, mentre almeno la Sala Pintor è ormai asciutta e riordinata, pronta ad accogliere diverse iniziative. Intanto, alcuni lettori, compagni e amici hanno chiamato in redazione e scritto messaggi di solidarietà, e tra ieri e oggi il numero di abbonamenti biennali ha avuto una piccola impennata, evidentemente sono in molti a pensare che il modo più semplice e diretto per sostenere Carta è assicurarsi il giornale per due anni. Ricordiamo che l’obiettivo della campagna è duemila abbonamenti entro Natale 2008 [e cinquemila entro giugno]: «impresa» che garanirebbe di sopravvivere al tentato omicidio, cioè al taglio della legge per le cooperative di giornalisti. Un abbonamento biennale costa 200 euro: è possibile abbonarsi con la carta di credito su bottega.carta.org o conto corrente postale n. 16972044 o conto corrente bancario Iban IT 72 J 07601 03200 000016972044 .

Qui di seguito la «cronaca» del primo giorno post nubifragio.

Venti centimetri di acqua nella redazione, nella Sala Pintor e nel bar Clandestino. Pezzi di pavimento scoperchiati, fango ovunque, niente corrente elettrica. Lo scenario che si sono trovati di fronte questa mattina, intorno alle 6, i responsabili delle pulizie della sede di Carta, in via dello Scalo di San Lorenzo 67, non lasciava dubbi: il nubifragio che si è abbattuto la scorsa notte a Roma ha allagato anche la sede di Carta.
Tra i primi ad arrivare in redazione, le ragazze dell’amministrazione, Raffaella e Barbara. «Quando siamo entrate abbiamo subito visto stracci gocciolanti, mobili spostati, secchi sporchi, libri e faldoni zuppi – raccontano – ma soprattutto il volto sconsolato e stanco dei ragazzi delle pulizie, come quello di Gianluca. Per fortuna, sono riusciti a trovare una delle poche prese elettriche collocate a oltre un metro di altezza sulle quali è stato possibile attaccare un aspiratore per l’acqua».
Entro le 10 buona parte dei redattori e delle persone che lavorano nei diversi ambiti nell’amministrazione sono arrivati. Ognuno fa quel che può, in attesa dell’elettricista e di valutare i danni [diverse migliaia di euro].
Il settimanale che sarà in edicola da venerdì 31 ottobre, per fortuna, era stato chiuso ieri; oggi sarebbe il giorno della riunione di redazione per preparare il nuovo numero ma anche quello in cui raccontare minuto per minuto la protesta del movimento per la scuola pubblica. Mentre si continua ad asciugare il pavimento, ci si accorge che il telefono funziona, ma da lì arrivano altre brutte notizie: il decreto Gelmini è stato approvato in senato e gruppi di estrema destra hanno aggredito gli studenti in piazza Navona. E’ proprio una giornata no.
Si trovano un po’ di sedie risparmiate dall’acqua. Intorno a un tavolo comincia la riunione di redazione. Nonostante tutto, un po’ di ironia cerca di migliorare l’umore: «Ora possiamo cambiare il titolo della campagna promossa per far sopravvivere Carta: abbonatevi a un giornale morto allagato», dice qualcuno, «il movimento dell’acqua è riuscito a sorprenderci ancora una volta», «ora siamo davvero con l’acqua alla gola», «facciamo il bucato insieme?», suggeriscono altri.
Si riaccendono le luci, qualche computer mostra segni di vita, qualcuno va a casa e prende il portatile per cercare di raccontare quel che sta accadendo in piazza Novona [e in tutta Italia]. Nella riunione di redazione si prova a ragionare dell’aggressione dei fascisti, del movimento dei contadini, di fondi pensione ma sopratutto della campagna straordinaria di abbonamenti. Ci vorranno molti soldi per sistemare la sede, proprio adesso… No, non ci voleva.
Marco si offre per comprare un po’ di pizza, arrivano diversi ragazzi per ritirare le copie del nuovo giornale e le locandine da diffondere domani, giorno dello sciopero generale della scuola. Emiliano risponde alle telefonate per aggiornare il sito sull’aggressione agli studenti, Gabriele smonta e rimonta prese elettriche e computer. Qualcuno riesce perfino a scaricare la posta elettronica; scrivono Alessandro e Marisa da Asti: «Cari amici di Carta, dopo avere negli anni scorsi offerto il nostro piccolo contributo all’esistenza di Cantieri sociali, l’altermondialismo astigiano ha, dallo scorso gennaio, dato vita a una iniziativa di informazione sociale locale/globale via web che ‘assomiglia’ parecchio a Carta… La provincia di Asti è, attualmente, un perfetto spaccato di quell’Italia che non vorremmo e la battaglie locali non si contano più per fermare folli progetti di inceneritori, nuove tangenziali, piani regolatori senza limiti… Stiamo facendo esperienze e riunendo idee, proposte, suggestioni, promuovendo il ‘grido’ di Carta per abbonarsi a un ‘giornale morto ammazzato’. Ulteriori iniziative sul campo seguiranno a ruota: ci auguriamo possano essere di aiuto alla causa di tutti noi. Buon lavoro e lunga durata!». Quell’augurio, che qui arriva un po’ umido, ha bisogno di echi.
Le informazioni per abbonarsi a Carta sono su bottega.carta.org

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