Due buone notizie

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Eccoci qui a segnalare due vittorie conquistate da sotto. La prima è molto grande, la seconda più piccolina, ma non per questo meno gradevole. Il parlamento europeo – prima buona notizia – ha respinto la demenziale proposta della Commissione che avrebbe regalato la qualifica di “biologico” ad alimenti che contengono fino allo 0.9 per cento per cento di organismi geneticamente modificati. Le più gigantesche e selvagge multinazionali si erano mobilitate per ottenere quel che in pratica sarebbe stato il lasciapassare agli Ogm in tutta Europa, ciò che avrebbe travolto gli argini nazionali e regionali che, su pressione della società civile e dal movimento contadino, sono stati eretti a difesa dai mostri prodotti nei laboratori di Monsanto o di Novartis. Ora il parlamento europeo decide di aprire le orecchie verso il basso, grazie anche alla pattuglia di eurodeputati che fanno le barricate su queste faccende, e non, come fa in genere la Commissione europea, verso l’alto.

Naturalmente non è finita qui: il parlamento europeo ha solo un ruolo consultivo, e saranno i ministri dell’agricoltura europei a decidere, ma questo voto aiuta. E’ noto che la gran parte dei cittadini rifiutano gli Ogm, mentre le forze politiche sono a favore a larga maggioranza [anche perché in qualche caso sono esse stesse degli Ogm, come Forza Italia]. La sola ragione per cui non mangiamo fragole con geni di scorpione, in Europa, è che esiste una grande pressione diffusa e c’è chi le dà voce, ad esempio in Italia la Coalizione Liberi da Ogm, a sua volta formata, oltre che da sindacati, enti locali e Ong, da associazioni contadine, come quella per l’agricoltura biologica [Aiab], il cui “peso politico”, sulle bilance usuali, è vicino allo zero. Eppure.

La stesso significato ha, nella sua dimensione non trascurabile, la seconda buona notizia. Lo scenario è il Consiglio regionale del Lazio, dove la “nostra inviata nelle istituzioni” [poverina], Anna Pizzo, consigliera indipendente eletta con Rifondazione, ha deciso insieme al capogruppo di quel partito, Ivano Peduzzi, di presentare un ordine del giorno in cui si chiede al presidente regionale Marrazzo: a] di esigere dal ministro dello sviluppo, Bersani, la sospensione dell’autorizzazione a costruire la centrale turbogas di Aprilia [Latina] finché non si sarà stabilito se e quanto nuoce alla salute dei cittadini; b] di aprire un “tavolo” regionale sull’energia per capire se la centrale è necessaria, visto che la regione produce già il 20 per cento di energia in più di quel che le occorre. La mozione è stata via via firmata da molti consiglieri della maggioranza e dell’opposizione e alla fine è stata approvata, in pratica, all’unanimità.

Per chi non conosca la vicenda: Marrazzo, il presidente regionale, ha fatto la campagna elettorale dicendo che non avrebbe permesso quella centrale; qualche mese fa si è rimangiato tutto, grazie alle pressioni di Bersani, pare, e di chi vuole costruirla, la centrale, cioè De Benedetti, il cui settimanale, L’Espresso, ha più volte aggredito [o ricattato] Marrazzo.
La nostra Anna e il nostro amico Ivano hanno i loro meriti, ma la ragione principale per cui tutti i consiglieri regionali hanno votato la mozione sono i cittadini di Aprilia, che si sono ribellati, hanno occupato il sito dove si dovrebbe fare la centrale turbogas e hanno trasformato un casale abbandonato in un presidio popolare in cui si gioca a pallavolo, si leggono i giornali e insomma si fa vita da cittadini “attivi e dissenzienti”, come dice Paul Ginsborg [citando John Stuart Mill]. Anche qui, non è certo finita, ma questo passo è saldo e va nella direzione giusta.

Prima conclusione: va bene polemizzare su governo sì e governo no, noi per esempio non siamo affatto d’accordo con il voto che conferma la presenza militare italiana in Afghanistan. Perciò stiamo lavorando a un numero del mensile [uscirà il 14 aprile], su quel disgraziato paese, insieme a molta gente che ha la testa sulle spalle, conosce i posti, ecc. Perché dire “via le truppe subito” senza preoccuparsi di come stanno, cosa pensano e cosa fanno le organizzazioni della società civile afghana è pura demagogia. Ovvero: quel che conta è ciò che facciamo noi, cittadini organizzati o movimenti sociali o comunità attive, e la democrazia inceppata è sì un problema catastrofico, ma c’è speranza di cambiare qualcosa se appunto i movimenti della società sono forti, aperti, informati e consapevoli di sé. Come i valsusini No Tav, tanto per fare un esempio.

Seconda conclusione: l’altro giorno una ambientalista di un certo nome ha citato, in un dibattito cui partecipavamo, la vicenda dello 0,9 per cento di Ogm. E ha aggiunto, con un sospiro: non c’è informazione, su questo. E per forza, ho pensato io, se leggi solo la Repubblica non avrai mai questo tipo di informazioni. La mozione su Aprilia, pur approvata alla quasi unanimità dal Consiglio regionale del Lazio, non ha conquistato, nella cronaca regionale della Repubblica né tanto meno in quella nazionale, neanche un centimetro quadrato. La notizia non esiste. Infatti il padrone di Repubblica e quello della centrale che si vorrebbe costruire sono la stessa persona: l’ingegner De Benedetti. E poi se la prendono con la Pravda, organo del Partito comunista sovietico, immeritatamente diventata simbolo dell’informazione di regime. Almeno, quello era un regime esplicito. Qui il regime neanche si vede.

Carta ha dedicato due pagine alla storia degli Ogm in Europa nel settimanale uscito il 10 febbraio, quasi due mesi fa, e c’è tornata più volte. Su Aprilia abbiamo due pagine nel numero in uscita questo sabato, dopo averne riempito per mesi il nostro supplemento regionale, CartaQui. Se quella ambientalista, oltre alla Repubblica e al Tg1, usasse anche Carta per sapere le cose, sarebbe di sicuro più informata. Pensateci, voi che trovate troppi due euro la settimana, che vi affaticate ad arrivare all’edicola o che esitate ad abbonarvi.

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