Base per altezza diviso due: è l’area del triangolo, come ci hanno insegnato alle medie, ma è anche il problema geometrico di Vicenza. La base sappiamo qual è. Sabato scorso abbiamo anche visto con chiarezza quale sia l’altezza della questione, snodata lungo l’intera circonvalazione cittadina in un unico serpentone costretto d alle dimensioni a inanellarsi su se stesso. Quanto alla divisione, si è vista anche quella sabato scorso alla manifestazione, che non è stata una ma centomila, tanti piccoli cortei che sbucavano a tutte le ore e da tutte le strade laterali per tentare di entrare in quello grande che non finiva più. Una o centomila ma come se si muovesse a un doppio ritmo: quello dei cittadini, dei comitati, delle associazioni, degli scout, delle parrocchie, dei ciclisti, delle bande musicali. E quello dei partiti, del sindacato e dei media molto attenti allo striscione sbagliato e ai diversi pesi specifici. Due differenti andature: più lenta e confusionaria la prima [nonostante le prove generali del giorno precedente], più frenetica e guardinga la seconda [attenta a non sbagliare le mosse del gioco politico].
Mancherebbe il terzo lato del triangolo, per poter risolvere questo bel problema di geometria. Invece c’era anche quello, sabato alla manifestazione che Vicenza ricorderà a lungo: il terzo lato del triangolo è quella densità di sentimenti, di emozioni, di speranze rinate che Vicenza ha saputo costruire e mostrare senza pudori. Vicentini che non si vedevano da anni, in una città di poco più di centomila abitanti, si sono rincontrati e nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fatto di trovare il proprio vicino in quel giorno, lungo quello stradone. Antichi compagni di scuola, amici dello stesso bar persi di vista, colleghi di lavoro in una città chiusa nei propri fortini, per un giorno [o forse più] hanno lasciato a casa le loro paure attirati dalla più grande delle calamite: la speranza. Speranza di cambiare, di decidere del proprio destino, di determinare il futuro e costruirlo assieme.
E’ il terzo lato del triangolo, che non sa di partiti né di strategie internazionali, non ha studiato urbanistica e non parla inglese ad aver fornito, sabato scorso, la soluzione del problema: Vicenza diventa il punto di incontro di politica e sentimenti, in grado di incrociare i desideri con i progetti, capace di far diventare concreta l’ipotesi di un’altra forma di democrazia.
La politica più attenta e il sindacato più accorto pare abbiano capito che Vicenza non è un simbolo, così come non lo è la Val di Susa: sono tutti abitanti di un nuovo e strano pianeta molto simile a un puzle che si sta componendo e sta svelando un’immagine inedita. Ci vogliono grandi occhi, enormi orecchie e antenne molto lunghe e sensibili sulla testa per intercettare quel che sta capitando.
E c’è già chi prevede che tra poco tutto il mondo sarà popolato di questi «alieni».





