In questo fine settimana si tengono due riunioni in cui Carta [e la gemella associazione Cantieri sociali] svolgono il ruolo di ospitanti. Domenica 11 [ore 17, Auditorium “Francesco Canneti”, a Vicenza, dibatteremo di “terra e libertà”, prendendo spunto dal nostro supplemento mensile [intitolato appunto “Vicenza, terra e libertà” e da un libro che sta ottenendo un grande successo, quello di Paul Ginsborg intitolato “La democrazia che non c’è” [Einaudi]. A discuterne saranno lo stesso Ginsborg con Marco Revelli, Gianfranco Bettin, Paolo Cacciari, e due vicentini, il primo della Cgil regionale, Gino Zanni, e il secondo del Presidio contro la base, Marco Palma. A ordinare la discussione, il coordinatore dei neonati Cantieri sociali del Veneto, Valter Bonan. A Vicenza metteremo la vicenda della base nel solco di un dibattito, ormai lungo, sulla crisi della democrazia rappresentativa.
Carta lavora da anni, sul tema: il primo numero dell’allora supplemento del manifesto, nel 1998, conteneva un reportage da Porto Alegre, in cui un certo Bernard Cassen raccontava la strana esperienza chiamata “bilancio partecipativo”. I Forum sociali mondiali nella città brasiliana, la nascita in Italia della Rete del Nuovo Municipio e la grande diffusione di “buone pratiche” partecipative di vario genere, infine l’inveramento–per così dire–della democrazia comunitaria nelle lotte “alla valsusina”, fino al movimento vicentino contro la base, hanno reso reale quel che per qualche anno è stato una domanda sospesa. Ossia: la democrazia consiste nell’andare a votare ogni tot anni per un parlamento e un governo sempre più indeboliti dalla globalizzazione? Il libro di Ginsborg sta suscitando tanta attenzione perché sceglie, con l’immaginario [ma non troppo] dialogo tra John Stuart Mill e Karl Marx, un punto di vista che allo stesso tempo tiene conto della visione liberale e di quella marxiana, o comunista, ma per cercare di andare oltre i padri fondatori delle due correnti politiche principali dell’ultimo secolo e mezzo. Perciò il libro parla non solo agli altermondialisti o alle sinistre, ma a quella vasta zona sociale e culturale “il ceto medio riflessivo”, secondo una definizione dello stesso Ginsborg] che, pur non sentendosi “radicale”, pretende una democrazia più sostanziale e meno da talk show.
E Vicenza, nell’incrocio tra rivendicazione di un uso sociale del territorio, di una decisione collettivamente elaborata e del rifiuto di fare da piattaforma per le guerre altrui, è oggi l’epicentro di questo problema. Tanto è vero che, come pare leggendo i resoconti del vertice sulla politica estera, martedì sera, nello sforzo di tenersi uniti i partiti della coalizione hanno evitato il nodo di Vicenza, gli uni contando sull’irrevocabilità del sì alla base, gli altri sperando che la mobilitazione del 17 febbraio riesca a rimettere in questione la decisione di Prodi.
Insomma, ci pare che il dibattito di Vicenza cada nel momento giusto. Che è quello in cui, nello scenario italiano, non si vede tanto una opposizione di destra, quanto una crescente capacità della società civile di agire su quel che il governo dell’Unione non fa o fa male: dai Cpt alla Legge Obiettivo, dalla Legge 30 sul precariato ai famigerati Cip6. Perciò l’associazione Cantieri sociali, sabato 10, si riunisce a Roma [ore 10,30, Alpheus, via del Commercio 38], per iniziare la sua nuova vita, con un nuovo statuto, e un fitto programma di attività per il 2007. Se non potete venire a Vicenza, venite a discutere con noi a Roma. E viceversa.





