L'onore perduto

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L’onore perduto della polizia italiana: potremmo titolare così il resoconto delle più recenti udienze al processo per i fatti della Diaz. Qualcuno obietterà che l’onore era già perduto, ed è difficile nagarlo, se si pensa alla chiusura corporativa scelta all’indomani del G8 genovese, alla legittimazione di fatto degli innumerevoli abusi compiuti, alle scandalose promozioni dei dirigenti imputati e via elencando. Ad ogni modo, la cronaca è la cronaca, per cui è giusto segnalare le ultime perle.

Dunque, abbiamo visto sfilare in aula:
a) un ex questore di Genova, Francesco Colucci, chiamato come testimone, che inanella una serie imbarazzante di “non ricordo” e di correzioni rispetto a deposizioni precedenti. Interrogato dai pm su chi fosse il massimo responsabile gerarchico della perquisizione alla Diaz (gli imputati sostengono che non ve ne fosse uno), indica Lorenzo Murgolo, ex vice questore di Bologna, l’unico fra i dirigenti inizialmente indagati ad essere stato scagionato in istruttoria. Colucci è stato poi iscritto nel registro degli indagati per falsa testimonianza;
b) il medesimo Lorenzo Murgolo, ora ai servizi segreti, che si presenta in aula, dopo aver chiesto di essere esentato anche dalla presenza, per avvalersi della facoltà di non rispondere, opzione del tutto legittima in quanto ex indagato nell’inchiesta, ma di dubbia eticità trattandosi di funzionario dello stato, appartenente ad organi di sicurezza che dovrebbero fornire la massima collaborazione alla magistratura, in modo che la giustizia possa fare il suo corso;
c) l’ex vice capo della polizia, Ansoino Andreassi, anche lui testimone, che spiega candidamente come il 21 luglio 2001 da Roma (cioè dal capo della polizia Gianni De Gennaro) arrivò l’ordine di arrestare quante più persone possibile: “Si fa sempre così in questi casi–ha detto Andreassi, come si legge in un articolo pubblicato sulle cronache genovesi di Repubblica–È un modo per rifarsi dei danni ed alleggerire la posizione di chi non ha tenuto in pugno la situazione. La città è stata devastata? E allora si risponde con una montagna di arresti. Ma naturalmente nel rispetto della legge”.

Naturalmente.
Su chi comandasse il blitz alla Diaz, di fronte al presidente del Tribunale ormai spazientito (“E’ possibile che non si sappia chi dirigeva?”), Andreassi dice: “Arnaldo La Barbera era la figura più carismatica. E lui quella sera era presente. A me dispiace parlare di un collega che non può più dire la sua. ma è andata così. È pacifico”. Il prefetto La Barbera è morto di malattia nel 2002.
I pm hanno rinunciato ad ascoltare come testimone Gianni De Gennaro. Non hanno spiegato le ragioni di questa scelta, ma il motivo è abbastanza chiaro: non è più lecito attendersi da lui, visti i punti a, b e c una deposizione genuina, davvero utile alla ricerca della verità.
Ognuno tragga le sue conclusioni.

Mercoledì 6 giugno arriverà in aula il dottor Vincenzo Canterini, capo del settimo reparto mobile che fece irruzione alla Diaz. È imputato per il pestaggio eseguito dai suoi uomini. L’anno scorso fu promosso al rango di questore.
Il Comitato Verità e Giustizia mercoledì mattina organizzerà un presidio davanti al tribunale, per segnalare che dentro quelle aule la polizia di stato sta perdendo il suo onore.

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