Il Forum sociale mondiale ha sempre scontato varie contraddizioni, senza mai perdere il suo valore. Qui in terra africana inevitabilmente tutti i problemi e le contraddizioni si amplificano, risentendo degli squilibri estremi della terra che lo ospita.
La conferenze stampa di martedì mattina, ad esempio, è stata interrotta da un folto gruppo di giovani kenyoti che protestavano con forte violenza verbale verso il Forum sociale, in quanto capitalista ed escludente proprio verso gli africani. La ragione è semplice: fino al giorno d’apertura l’accesso giornaliero al Forum costava come due giorni di lavoro [5 dollari] di un kenyota medio. Poi l’organizzazione ha ridotto quella cifra per tutto il Forum, ma questo grave errore aveva già prodotto i suoi effetti. Da cui la giusta contestazione, alimentata anche dai prezzi davvero alti, e in aumento, dei prodotti [cibo e acqua] in vendita negli spazi del Forum, con costi per gli africani inaccessibili e offensivi: un piatto vegetariano [500 scellini kenyioti] costa quanto il guadagno di due giornate di lavoro [per chi il lavoro in Kenya ce l’ha], un succo di frutta [100 scellini] mezza giornata.
In un paese con oltre il 53 per cento della popolazione ufficialmente sotto il livello di povertà, alcuni milioni di baraccati disperati solo a Nairobi, condizioni di esclusione sociale fortissime, la protesta è più che giustificata. Ciò nulla toglie al senso del Forum, ma certamente ne riduce il valore globale, poiché anche si svolge in Africa rimane nettamente più accessibile agli occidentali che agli africani stessi. Intanto, gli spazi del Forum si riempiono di tutti quelli i quali, riuscendo ad entrare in un modo o nell’altro, approfittando della presenza dei danarosi occidentali, si aggiungono agli stand ufficiali vendendo ciò che possono: quattro banane, un oggettino d’artigianato, una bottiglietta d’acqua. La passeggiata nel cirquito esterno dello stadio che ospita il Forum potrebbe a volte assomigliare–dati i venditori di artigianato presenti e gli occidentali che osservano e contrattano–a quella di una qualsiasi località turistica della costa kenyota.
Ma di africani all’interno del Forum ce ne sono comunque molti, tra cui vari Masai, una delle comunità forse più note del Kenya e della Tanzania, con i loro mantelli rossi, estremamente decorati di perline decorate, specchietti e sonagli vari appesi a vestiti e volto, con i loro bastoni e i sandali fatti con i copertoni dei pneumatici usati: non è facile immaginare cosa colgono del Forum e come lo interpretano, ma in ogni caso la loro presenza e quella di altri gruppi analoghi, almeno in parte motivata da seminari che parlano delle problematiche del possesso della terra [tra i principali problemi delle comunità locali del Kenya] e delle condizioni di vita dei nativi kenyoti e africani, costituisce qui come in India una valida motivazione per la realizzazione dei Forum “fuori dall’Occidente”.
Motivazione che rischia però di entrare in crisi qui [come non successe invece in India] causa l’estremo livello di disorganizzazione. Internet a parte, la mancanza di informazioni è assoluta, anche per i giornalisti. Ancora non si sanno i luoghi degli incontri di domani, non esistono comunicati stampa, eventi programmati con l’uso di internet saltano continuamente con il saltare della connessione, il lavoro di comunicazione [e quindi di valorizzazione] del Forum risulta fortemente compromesso.
Ma a determinare il futuro del Forum saranno, più che l’esasperazione dei giornalisti e degli operatori presenti, le decisioni che prenderà il Comitato organizzatore tra oggi e domani, e la sintesi che ne farà appena concluso. Si discute se svolgere o meno l’edizione mondiale del Forum nel 2008 o rimandarla al 2009, e la connessione con il Piano d’Azione che mercoledì dovrebbe essere formalizzato dopo una discussione cui fare seguire la sintesi [passaggio molto delicato: a noi dell’economia sociale che abbiamo lavorato per una proposta concreta e condivisa tra i presenti, rimane il dubbio che per scarsa organizzazione tutto possa non filare liscio nella giornata di domani che dovrebbe concludersi appunto con la definizione del Piano].
Molte organizzazioni pensano che mantenere una scadenza annuale del Forum mondiale significa condannarlo a un declino [fisiologico] già cominciato, e che per reagire a ciò occorre [mantenendo comunque i Forum continantali e tematici] rimandare al 2009 il Forum mondiale, onde innovare il percorso dei Forum con iniziative in grado di allargarne la visibilità, e rimotivare la partecipazione e il coinvolgimento delle persone in questi anni mobilitatesi in vari modi sui temi della globalizzazione o dei modelli di economia-stili di vita alternativi.
Occorre accettare la sfida [ed il rischio] di misurarsi con la capacità di impatto dei Forum all’esterno degli spazi nei quali il Forum è cresciuto e si è moltiplicato in questi anni: a sette anni dal suo splendido inizio occorre valutare il suo peso politico non piu solo con le parole e il valore educativo dell’"evento" Forum, ma anche con la capacità di mobilitazione “extra Forum”. Per questo un Piano di Azione credibile e in grado di rappresentare e coinvolgere l’eteorogeneità delle organizzazioni che in questi anni hanno “fatto” il Forum [e contrastare la diminuzione della partecipazione di persone ed organizzazioni] è fondamentale. Per questo, per molti a Narobi pensano che, se il Forum sarà in grado di evitare la deriva ideologica e di riflusso nel militantismo di sinistra vecchia maniera, valga la pena di continuare a rimanere agganciati a questi ambiti e sostenere la proposta per una “Settimana di mobilitazione internazionale su sovranità alimentare e consumo critico”.





