Le buone ragioni

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I Centri di detenzione per migranti dovrebbero essere “progressivamente svuotati” con l’applicazione di un “nuovo sistema”, che punta a far rimanere nelle strutture di permanenza soltanto i migranti che non collaboreranno con le autorità e non si faranno identificare.
Ce lo ha spiegato questo pomeriggio al Viminale l’ambasciatore Staffan De Mistura, presentando il rapporto finale della commissione ha ispezionato i 14 Cpt italiani. In questi mesi De Mistura ha guidato la commissione istituita dal ministro dell’interno Giuliano Amato delineando il progetto di “superamento dei Cpt”.

A giudizio di de Mistura “è necessario un diverso approccio che si focalizzi sulle persone e non sulle strutture. A detta di tutti, il sistema non è efficace e non produce i risultati che si prefigge”. Secondo l’ambasciatore Onu, bisognerebbe arrivare “a un graduale svuotamento” dei Cpt e “potrebbe ridurre enormemente il numero di cause penali” pendenti di fronte all’autorità giudiziaria. Saranno studiate anche misure di “trasparenza” che prevedono la possibilità di accesso ai centri da parte della stampa, degli enti locali e delle istituzioni. “Nelle strutture alla fine rimarrà soltanto chi si rifiuta di collaborare e di farsi identificare”, afferma De Mistura. A questo proposito, è previsto che il tempo per l’identificazione ed eventuale successiva espulsione sia ridotto da 60 a 20 giorni. “Vogliamo creare un circolo virtuoso perché abbiamo la certezza che così com’è oggi il sistema non funziona”, ha aggiunto De Mistura. Come avevamo anticipato più volte, la commissione è arrivata alla conclusione che i Centri di detenzione non svolgono il ruolo che gli è stato attribuito dalla legge: non servono a identificare le persone che vi vengono rinchiuse, tantomeno rimpatriarle .

Di questo parla il rapporto che è stato presentato oggi, che propone “il superamento dei Cpt attraverso un processo di svuotamento dei centri stessi di tutte le categorie di persone per le quali non c’è esigenza di trattenimento”. Per il team di esperti guidati dal compassato Staffan De Mistura alcune categorie di migranti non dovrebbero stare nei Cpt: ex-detenuti, persone bisognose di protezione sociale, colf e badanti. La commissione De Mistura propone inoltre “un sistema unico di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati” e il “rafforzamento dei Centri di prima accoglienza, per l’accoglienza e il soccorso dei migranti che entrano irregolarmente nel territorio, comunque prevedendo un tempo di permanenza breve e strettamente necessario per la definizione delle posizioni giuridiche individuali”. Il ministro dell’interno Giuliano Amato ha affermato di “condividere l’impostazione del Rapporto: qual è il senso dei Cpt?”, e ha chiuso la conferenza stampa arrivando ai massimi sistemi e riconoscendo l’aberrazione di un sistema che guarda “prima ai documenti e poi alla persona che quei documenti dovrebbero identificare”.

È come se le buone ragioni per smantellare i Cpt enunciate nel rapporto de Mistura abbiano dovuto fare i conti con il realismo politico del trattato di Schengen che ha istituito formalmente la Fortezza Europa: si descrive un fallimento totale di queste strutture, ma si parla di “svuotamento” e non di chiusura. È un passo avanti, sarebbe da masochisti non riconoscerlo, ma non è la cancellazione dell’abominio giuridico della “detenzione amministrativa”, non si tratta di un’inversione netta rispetto all’ossimoro di civiltà della “permanenza temporanea”, una discontinuità cui invece il Rapporto della commissione fornisce svariati argomenti.

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