Volete una buona ragione per abbonarvi a un settimanale [e mensile] come Carta, o a un quotidiano come il manifesto, magari in abbinata, insomma abbonarvi a giornali cooperativi, indipendenti e poveri? Beh, questa ragione è che siamo più svegli dei supermercati dell’informazione usa-e-getta. Nel senso che siamo più interessanti e tempestivi, molto spesso. E questo–mi rendo conto–è un argomento sorprendente. Ma come, ci si chiederà, siete quattro gatti malpagati e poco “professionali”, a confronto con le centinaia di giornalisti delle gigantesche redazioni di giornali come il Corriere della Sera o la Repubblica, e pretendete perfino di essere più bravi? Non vi basta l’argomento tradizionale, quello per cui siete la testimonianza di movimenti di opposizione interessanti ma minoritari?
No, non ci basta. Perché stiamo facendo, da molti anni, un gran lavoro di informazione, nel senso stretto della parola, che non ha quasi paragoni. Sarà che difendo la categoria, i miei 32 anni di onorato lavoro come giornalista irregolare, di quelli che hanno sempre lavorato in giornali stravaganti [come diceva di se stesso Luigi Pintor], ma ne sono proprio convinto. E posso produrne le prove. Come quelle che si vanno accumulando nelle ultime settimane e negli ultimi giorni.
Ad esempio: tre settimane fa Carta, il settimanale intendo, aveva una copertina assai bizzarra, che con l’"attualità" non aveva nulla a che fare: a Gerusalemme, raccontavamo con dovizia di particolari, si stava per svolgere il Gay Pride, grande scandalo, le tre religioni scavavano alla ricerca dell’ascia di guerra, racconti di gay palestinesi e israeliani, ecc. Passano quindici giorni e la cosa esplode sui “grandi giornali”: il Vaticano chiede al governo di Israele di proibire la profanazione della città santa, ecc. Sostengo che, su questo tema, abbiamo informato di più, meglio e prima dei supermercati.
Scoppia la faccenda di Oaxaca, in Messico. Su questo sito e sul nostro settimanale se ne scrive tanto, che sembriamo fissati. Sabato scorso, sul settimanale, una ampia intervista a Gustavo Esteva, uno dei più importanti indigenisti del Messico, che vive appunto a Oaxaca. Molti reportage e approfondimenti escono anche sul manifesto.
E finalmente mercoledì 15 appare sul Corriere della Sera una intera pagina: il corrispondente dall’America latina si è scomodato e ha viaggiato fino alla città ribelle. Per raccontare cose trite e per intervistare “il leader” dell’Assemblea dei popoli di Oaxaca [che come è noto rifiuta di avere “leader”, giusto per fargli dire che il suo modello non è Marcos [che ha sempre escluso di voler essere un modello di qualunque cosa] ma il presidente boliviano Evo Morales [che da anni dice che gli zapatisti sono per gli indigeni boliviani un punto di riferimento decisivo]. Domanda: chi ha informato meglio, di più e prima?
Vogliamo parlare delle spese militari? La settimana dopo il numero su Gerusalemme, il settimanale Carta esce con una copertina che intitola: “Abbiamo preso dieci fregate” [gioco di parole dubbio, mi rendo conto]. Per primi abbiamo fatto i conti, sommando le spese militari esplicite e quelle sotto il tappeto [tra cui le dieci fregate Fincantieri addebitate al ministero dello sviluppo e non a quello della difesa]: risultato, 20 miliardi di euro e grossi spiccioli. Il governo Prodi, raccontiamo nei dettagli, ha stabilito il record della spesa militare. Dieci giorni dopo, la Repubblica intitola in prima pagina: sorpresa, il governo del centrosinistra spende di più per le armi. Sorpresa? E sì che la Repubblica somma solo le cifre sul bilancio della difesa, del resto nemmeno si accorge. Cioè: noi di più, meglio e prima.
Mercoledì 15 il nostro occhio affaticato cade su un paio di titoli della Repubblica: “Le Ferrovie sull’orlo del fallimento”, dice il primo; “Così la voragine dell’Alta velocità ha bruciato 170 anni di storia”. Uno scoop. Che, oltre ad essere la pietra tombale della Tav, a voler essere seri [Mercedes Bresso e Antonio Di Pietro almeno la Repubblica la leggono, penso, e magai perfino i redattori di Repubblica di Torino, ultrà filo Tav], imita il grandissimo lavoro che Carta, e anche il manifesto, hanno fatto sulla Tav, sui trasporti, sulle ferrovie. L’anno scorso facemmo un settimanale intitolato “Viva il treno”, appunto per dimostrare che la Tav stava ammazzando i treni per esseri umani, e quest’anno un mensile dedicato alla “Rivoluzione mobile”, in cui grandi esperti dell’argomento, come Guido Viale o Gerardo Marletto, argomentavano che il modello italiano di mobilità è folle e autolesionista. E non parliamo nemmeno della quantità di informazioni, racconti, libri, dvd ecc. che abbiamo dedicato alla Val di Susa. Lì sì hanno capito a cosa serve Carta, e tra i nostri abbonati possiamo enumerare anche il presidio di Borgone, già, quello messo su dai cittadini, che non ha un vero e proprio indirizzo a cui mandare il giornale, “ma non vi preoccupate–ci hanno detto–tanto il postino lo sa”.
Potrei continuare con gli esempi. E sapete perché facciamo di più e meglio, e molto spesso arriviamo prima? Non perché siamo dei geni del giornalismo, ma perché siamo liberi, facciamo quel che ci pare, non dipendiamo da nessuna Impregilo e da nessun ministero [Tav], da nessun Vaticano [Gerusalemme], ecc. E quindi siamo semplicemente curiosi, ci chiediamo come sarà una certa cosa e cerchiamo risposte senza pregiudizi. E la nostra “redazione”, in effetti, conta su un’infinità di “inviati speciali”, come i comboniani di Nairobi, i cooperanti italiani nei molti sud del mondo, le persone che nelle città vivono cercando di esserne cittadini, e così via. Siamo perfetti? Per niente, facciamo un sacco di fesserie. Però abbiamo il naso sensibile e diffidiamo dei poteri. Tanto che, ultimo esempio, il nostro mensile dedicato alla “questione romana” [se cioè il governo veltroniano sia a sua volta perfetto] forse aiuterà a ricominciare un discorso pubblico, e critico, che si era spento [e il 27 novembre, all’Alpheus di Roma, con i Cantieri sociali e con altri amici chiameremo a parlarne persone molto diverse tra loro ma onestamente disponibili a guardare le cose per come sono].
Conclusione: se non vi siete mai abbonati, se siete stati abbonati e vi siete scoraggiati, se siete oggi abbonati e vi chiedete se rinnovare, bene, date un’occhiata ai nostri gustosi omaggi, riflettete sul fatto che senza media indipendenti il nostro sarebbe un paese più povero, e aggiungete questa constatazione: questi poveracci il loro mestiere lo sanno fare. La modestia è una virtù che coltiviamo con cura, ma qualche volta è più saggio riconoscersi dei meriti, non vi pare?





