Un ben paese

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Quando alle nove del mattino dello scorso 4 ottobre a molti di noi arrivò una telefonata che diceva: «stanno sgomberando l’Angelo Mai», qualcuno si precipitò. Tra loro, alcuni consiglieri comunali e provinciali, un paio di senatori, Salvatore Bonadonna e Francesco Martone e anche Peppe Mariani, consigliere regionale. Ad accoglierli, uno sparuto gruppetto di giovani sbattuti fuori dai vigili urbani con tutte le loro cose da teatranti.

L’Angelo Mai è, o avrebbe potuto essere, un gran bel posto per fare teatro nel cuore di Roma, la Suburra che assomiglia un po’ ancora a un paese e al tempo stesso ti mette in soggezione, così intrisa di storia, di culture, di arte, di estasianti monumenti, di piazze, di palazzi. Invece, da lì questi teatranti se ne dovevano andare, lo sapevano da tempo e avevano anche concordato il come e il quando: sarebbero andati via quando fosse stata pronta la sede alternativa, all’ex bocciofila del Circo Massimo. La ex bocciofila non era affatto pronta, quel 4 ottobre, come non lo è ancora oggi. Ma loro, i teatranti, da lì dovevano andarsene proprio quel 4 ottobre. Così sono stati sbattuti fuori e a nulla sono valse le rimostranze e l’esibizione di credenziali dei due senatori e del consigliere Mariani, arrivati tra i primi. Anzi, a Mariani gli è valsa una settimana di prognosi all’ospedale. Ora il grottesco epilogo: i due senatori sono stati iscritti nell’albo degli indagati per resistenza a pubblico ufficiale, Mariani anche per danneggiamento. «Esprimo, a nome di tutto il gruppo di Rifondazione, il più profondo sdegno per l’iscrizione nella lista degli indagati dei senatori Salvatore Bonadonna e Francesco Martone–è il commento del capogruppo Prc, Giovanni Russo Spena, alle comunicazioni ricevute dai due senatori–Bonadonna e Martone avevano chiesto alle forze dell’ordine, la polizia municipale, di poter ispezionare i locali del centro e assistere allo sgombero, come è nelle loro prerogative parlamentari a garanzia dei cittadini. Sono stati invece bloccati mentre i giovani che cercavano di entrare nel centro venivano malmenati».

«È grave che il Comune di Roma autorizzi la propria polizia a usare questi pesanti metodi repressivi ed è grave che due senatori che esercitano una loro prerogativa vengano prima bloccati con la forza e poi vengano addirittura fatti oggetto d’inchiesta da parte della magistratura. Chiediamo che sull’episodio il Comune di Roma faccia chiarezza».

Dicono che al posto del centro culturale Angelo Mai ci andrà il «Viscontino», la scuola media del prestigiosissimo liceo Visconti. Dicono che il quartiere ne ha bisogno per «riqualificarsi», altrimenti gli abitanti se ne vanno. Non avevo capito nulla: pensare che gli sfratti che lì imperversano da oltre un anno li avevo presi come il segno che volessero sbattere fuori gli abitanti. O forse non mi sono sbagliata e alle otto e mezza del mattino quelli che varcheranno il portone del Viscontino saranno solo i nipotini ben pettinati della Roma «liberata», quella che si è finalmente sbarazzata dei teatranti rompicoglioni e dei pensionati sociali di quel pezzo incongruo e bellissimo di un paese che si chiama Suburra.

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