Dopo aver trascorso due notti su un treno, si può fare anche questo: invece di andare a casa, dirigersi verso il comune di Almese [Val di Susa] e cercare il suo sindaco. In pratica, tirarlo giù dal letto e chiedergli conto dell’intervista rilasciata al Corriere delle Sera. Grande, brusco risveglio dopo una manifestazione allegra, colorata, piena di contenuti. Il giorno dopo, chi più chi meno, i giornali ne danno notizia, il Corriere della Sera mette i piedi nel piatto e sceglie di parlare della questione Tav e relativa manifestazione intervistando appunto il sindaco Gonella, di fede Ds. Il più, più… (come dire?), il meno, meno… ognuno interpreti e ci metta parole e aggettivi a piacere.
Chi ha raggiunto Roma in treno, chi in auto, chi in pulmann, in aereo, chi l’andata in treno e ritorno il pulmann, chi l’andata in pulmann e ritorno in aereo, comunque sia il denominatore comune è stato: una grande faticaccia. Ma ne valeva la pena. Il giorno dopo, domenica, era dunque legittimo pensare di riposare e riprendersi un pezzo di vita. Sbagliato. Alle otto del mattino, messaggini, telefonate e le prime e mail avvertono: allarme rosso. L’intervista di Gonella al Corriere della Sera presenta una situazione davvero strana: la valle spaccata, la maggior parte dei sindaci descritti – sulla questione Tav – come possibilisti. I valsusini saranno anche testardi montanari, come vengono presentati, ma certo quando non dormono, o dormono male e scomodi, il carattere, va da sé, peggiora. Un centinaio si sono trovati a circondare il sindaco nella piazza del paese, il megafono (lo stesso usato al corteo di Roma) gli viene prestato per chiarire (presente un giornalista de La Stampa pronto il giorno dopo a rilanciare la buriana). Un registratore per fermarne le parole. A fronte del “sono stato travisato”, la richiesta di una lettera scritta al giornale per chiedere ufficiale smentita.
Processo sommario in piazza? E perché? Caso mai un confronto civile, per eliminare passeggere smemoratezze del sindaco e ricordare gli impegni presi con un preciso programma elettorale No Tav da lui sottoscritto. Sul giornale dichiara: “Alle manifestazioni preferisco i tavoli di consultazione”. In piazza precisa: “Da giovane ne ho fatte troppe di manifestazioni e ne ho prese tante”. Qualcuno commenta: “E si vede, sulla testa sei stato picchiato”. La signora Bresso presidente della Regione Piemonte, commenta: “In un momento come questo non è possibile che chi caldeggia al dialogo debba andare a rendere conto in piazza delle sue parole. I sindaci non possono lavorare serenamente, se qualcuno gli tiene la pistola puntata alla testa”. Pistola?
La preparazione alla manifestazione ha ricordato per certi versi alcuni momenti vissuti lo scorso autunno. La sera prima c’era qualcosa di elettrizzante, che si muoveva nell’aria. Un sentirsi e risentirsi per capire come si partiva, la solita grande confusione, i primi treni notturni, poi i pulmann. Chi non poteva partire ha dato la sua disponibilità per la logistica. Insomma una grande catena umana per riuscire in uno sforzo non da poco, compreso l’aspetto economico. Non va dimenticato che alle spalle non c’erano grandi organizzazioni, sindacati o partiti, ma solo cittadini. L’ondata No Tav valsusina si è mossa, ha contagiato (e informato), tutti quelli che trovavano sulla strada; i mal capitati sullo stesso vagone si sono subiti una lezione No Tav di tutto punto, dai conti pubblici all’ambiente.
Del resto come si fa a lasciare la cosa in mano ai politici di professione, se quando parlano dicono stratosferici strafalcioni? Secondo Di Pietro i valsusini “ci marciano”. quando fanno riferimenti alla linea ferroviaria esistente, perché questa avrebbe, secondo il ministro, una pendenza di 1800 metri (Bardonecchia, in alta valle di Susa, si trova a 1200 metri). Sono giorni in cui l’altro tracciato, quello che prende in considerazione la Val Sangone, viene promosso su tutti i giornali. I valsusini sono dipinti come attaccabrighe, retrogradi e ignoranti, gli altri brava gente, disposti ad immolarsi per il progresso.
Sabato 14 ottobre, durante la mattinata al Forte Predestino, si è svolto un incontro tra diversi comitati, gli stessi che avevano sottoscritto un “patto di mutuo soccorso” a luglio, al termine della marcia Venaus-Roma. “Un patto – scrivono in un documento finale – aperto ad accogliere quanti più comitati possibile a livello nazionale, e che si propone di consolidare ed accrescere la rete di rapporti diversi tra realtà di base, affinché queste non si sentano isolate nelle loro lotte e possano contare sul sostegno e l’appoggio reciproco nei momenti di difficoltà. Solo una forte mobilitazione trasversale della popolazione civile, in grado di auto-organizzarsi ed auto-convocarsi e di scambiarsi autonomamente le informazioni”. Presto ci sarà un sito che raccoglierà tutte queste informazioni. Nel frattempo le adesioni possono essere inviate al sito www.notav.org Il prossimo incontro è già stato fissato per i giorni 8-9-10 dicembre in valle di Susa, in occasione dell’anniversario della “liberazione di Venaus”.





