La prima volta

061016obiettivo02

Solo i lettori del manifesto, di Liberazione e del Corriere della Sera [poche righe in un contesto di cui dico dopo], tra i quotidiani, sono venuti a sapere che a Roma, sabato scorso, si è svolta una manifestazione nazionale del tutto inedita: quella dei “cortili” di tutto il paese che, a cominciare dalla Valle di Susa, cercano di difendere le loro città, valli, stretti e lagune dall’aggressione di grandi opere “utili solo a chi le fa”, come diceva l’appello che convocava la cosa. Ciò nonostante c’erano almeno 10 mila persone [7 mila secondo la polizia]. E’ stato l’inizio di qualcosa: un “mutuo soccorso” [come loro stessi l’hanno definito] e un reciproco riconoscimento di parentela tra gruppi, comitati, movimenti, comunità e istituzioni locali [erano più di cento, i comuni che avevano promosso la manifestazione] i quali – apparentemente – agiscono su temi diversi: l’energia [le centrali e gli impianti per il gas], i trasporti [Tav e autostrade, soprattutto], la casa [c’erano i movimenti urbani come Action ma anche chi protesta per follie come il parcheggio sotto il Pincio, a Roma], l’acqua [si prepara la legge d’iniziativa popolare per tutelarla dal mercato], i rifiuti [inceneritori ovunque], e così via. Ed erano venuti, a parte i due o tremila valsusini, magari in pochi da ciascun luogo, ma da una quantità enorme di posti.

La novità è tanto rilevante, che i grandi media l’hanno letteralmente cancellata. Ad esempio, la cronaca romana di Repubblica ha dedicato spazio alle due o trecento persone che al Pantheon dimostravano contro gli stupri [iniziativa meritoria, beninteso], ignorando le 10 mila [o 7 mila] che un paio di chilometri più in là protestavano contro la Legge Obiettivo. Evidentemente, una scelta premeditata. Accompagnata, nel caso di Stampa e Corriere, da grandi titoli sulla “divisione” tra i valsusini a proposito del “nuovo tracciato” inventato da Mercedes Bresso e che in verità è una ammissione di resa mascherata.
Ma la censura sui media, oltre a ingannare i lettori, permette alla politica [la cui percezione della realtà passa per le pagine dei grandi quotidiani o per i telegiornali] di fingere di ignorare il problema. Il che, connesso alla accanita resistenza culturale delle sinistre e dei sindacati sul fronte dello “sviluppo” [che “crea lavoro”, credono loro, e “fa ripartire” l’economia], dipinge l’atteggiamento del governo dell’Unione: il ministro Di Pietro che blatera di “grandi opere che non hanno colore” ed elogia la Legge Obiettivo, la più antidemocratica tra quelle volute dal governo Berlusconi [insieme a quella sulle droghe e a quella sul lavoro precario], e tutti gli altri che tacciono: salvo alcuni settori di Rifondazione e dei Verdi, che infatti erano presenti, sabato.

In conclusione: la manifestazione era totalmente auto-organizzata, nessun partito [salvo una piccola mano da Rifondazione] né sindacato ha prestato la sua capacità organizzativa. Chi c’è venuto ha pagato di tasca propria, e trattandosi in generale di comuni cittadini, spendere soldi e molte ore di viaggio è un costo non piccolo. Eppure, appunto, dieci persone da Brindisi, qualche decina dalla Sicilia, qualche centinaio di Venezia, i molti da molti luoghi del Lazio, un certo numero dall’Abruzzo del terzo traforo del Gran Sasso, i campani contro gli inceneritori e alcune decine di altri come loro, hanno – come ha ben scritto Liberazione – disegnato un’altra mappa del nostro paese. Tutti insieme, sono il primo movimento per un’altra economia, per un’altra convivenza. Noi di Carta possiamo dichiararci soddisfatti: sono anni che raccontiamo ogni lotta di questo genere, presumendo che un unico tema si imponga e sia per così dire il contenuto delle nuove forme di democrazia che il Nuovo Municipio promuove: è quel che un po’ provocatoriamente chiamiamo “decrescita”, ma che si può definire un trattato di pace delle comunità umane tra loro e con la natura. Siamo soddisfatti, eccome.

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