Carissimi, il nostro mestiere consiste anche nell’alzare un dito e chiederci: che aria tira? Dopo gli anni tumultuosi tra il 2001 e il 2004, Carta ha cercato di depositare – mettere in fila, rendere discorsivi, e anche offrire – esperienze e culture del movimento contro il liberismo: perché questo “programma” fosse più chiaro ai nostri stessi occhi e perché il successore di Berlusconi trovasse interlocutori ed argomenti diversi da quelli che spontaneamente un governo ha: i “mercati internazionali”, i potentati economici domestici, i grandi media. Lo scorso anno, promuovemmo, insieme ad altre pubblicazioni e in rapporto con la “sinistra radicale " e parti del sindacato, la cosa nota come "cantiere delle riviste”. Tentativo frustrante, appeso agli interessi mutevoli dei partiti, ma utile appunto a svolgere il discorso. Ci pare che la critica dello “sviluppo”, la resistenza alla precarizzazione del lavoro, la spinta per un’altra politica sui migranti e molto altro si siano giovati – modestamente – anche di quel “cantiere”, e in generale del lavoro di Carta.
Adesso lo scenario è cambiato. Berlusconi se n’è andato. Chi lo ha sostituito non ha però voluto trovare l’interlocutore sociale che noi, tra altri, cerchiamo di proporre. Solo due esempi. Il governo esclude la privatizzazione dell’acqua, ma lo fa – come per caso – nel contesto di una proposta di legge che vuole privatizzare tutti i servizi pubblici. Secondo: l’orribile Legge Obiettivo è stata sospesa solo per la Valle di Susa, quindi a metà ottobre i valsusini e i loro simili in tutta Italia faranno la prima manifestazione nazionale della storia contro l’imposizione a mano armata di grandi opere dementi. Dunque ci siamo chiesti che cosa possiamo fare, adesso. Di Carta – il giornale, il sito, ecc. – parleremo un’altra volta. Piuttosto, sabato 16 abbiamo chiesto ai soci dell’associazione Cantieri sociali di venire a chiacchierare con noi. Cantieri sociali è stata, per anni, il “contenitore” dei soci che avevano versato ciascuno almeno un milione di lire: serviva a permetterci di iniziare a fare il giornale. In tutto, poco meno di 400 persone o gruppi.
All’invito all’assemblea hanno risposto in una sessantina, alcuni dei quali sono venuti da lontano. Dell’esito di questo dibattito riferiremo nei dettagli, ma in linea generale abbiamo convenuto che l’associazione merita di essere ri-creata in un’altra forma e con scopi più ambiziosi. Che cioè assuma una sua capacità autonoma di promozione politico-culturale e che lo faccia insieme ai molti che, in diversi ambiti tematici o territoriali, cercano di fare lo stesso. Non più qualche centinaio di soci da 500 euro una tantum, ma migliaia da qualche decina di euro ogni anno; non più solo il sostegno a Carta, ma la creazione di un “ambiente” culturale e sociale che promuova dibattito, indaghi esperienze e lotte, e che “usi” il settimanale, il mensile, i libri, internet, ecc.; non più soci sparsi, ma gruppi locali, cittadini o regionali, attivi; non più “collaboratori” del giornale, ma competenze e intelligenze che, in rapporto tra loro, diano vita a una corrente culturale capace di proporre i propri punti di vista. Il tutto, tenendosi ben fuori [non necessariamente contro] dalla politica, ma cercando anche di interloquire con quelli cui ci sentiamo più vicini, come Rifondazione e il suo tentativo della Sinistra europea, nonché i Verdi, la sinistra ds, il Pdci, le aree cattoliche critiche… È un tentativo ambizioso, che corre anche il rischio di apparire in concorrenza con molti nostri amici. Ma non è così: di Sbilanciamoci, ad esempio, facciamo parte anche noi, e crediamo che una associazione come la immaginiamo possa rafforzare il suo lavoro sul bilancio dello Stato. Lo stesso vale per il Nuovo Municipio, di cui siamo fondatori. E poi, come sempre, quando ci convinciamo che sarebbe bene fare qualcosa, mettiamo le mani avanti: magari ci sbagliamo, e se è così lo capiremo insieme strada facendo.
In conclusione, quel che proponiamo non solo ai soci, ma agli abbonati, ai lettori, a chiunque senta la necessità di un punto di vista autonomo della società civile – e ci pare che il troppo vorace imbuto della politica faccia rapidamente aumentare questo bisogno – di associarsi ai Cantieri sociali. Di qui a dicembre, quando si terrà l’assemblea costitutiva, un gruppo di lavoro preparerà un nuovo statuto, metterà in fila le proposte di “cantieri” tematici e territoriali, disegnerà il funzionamento della nuova associazione, farà incontri con i gruppi locali esistenti o nascenti [in Veneto e a Torino, nelle Marche e a Napoli, a Roma ecc.] e raccoglierà somme di pre-associazione di 30-50 euro [o più, per chi vuole] per dotare i Cantieri sociali di primi fondi per lavorare. Fatevi vivi. Non c’è niente di meglio, per non deprimersi guardando il Tg1, che lanciarsi in una nuova avventura.
Chi vuole entrare in contatto può scrivere a cantierisociali@carta.org: presto funzioneranno una mailing list e un sito. Chi vuole finanziare questa impresa può utilizzare il bollettino postale ccp 19300003 intestato a: Associazione Cantieri sociali, via Gran Bretagna 18, 00196 Roma; oppure fare un bonifico bancario a Cantieri Sociali, via Gran Bretagna 18, 00196 Roma, c/c 103972 Banca Etica, filiale di Roma Abi 05018 Cab 12100.





