Questo articolo è stato scritto per la rubrica dei Cantieri sociali che esce sul manifesto ogni giovedì.
Forse il presidente del Lazio, Piero Marrazzo, è preoccupato che di lui si possa dire quel che scriveva Fortebraccio, nei suoi mitici corsivi sull’Unità anni settanta, su un dirigente dell’allora Psdi: “Arrivò la macchina e non scese nessuno. Era Tanassi”. Forse è semplicemente invidioso dello slancio con cui i suoi colleghi del Piemonte, Mercedes Bresso, e della Toscana, Claudio Martini, si battono [anzi battono sul groppone delle comunità locali] per meraviglie come Tav, autostrade, rigassificatori ecc. Sta di fatto che, dopo un anno in cui la gente si chiedeva chi avesse sostituito Storace, il presidente del Lazio sta dando prova di rapidità e decisione. Già un mese fa circa aveva partorito un Piano regionale dei rifiuti in cui, in modo per la verità obliquo, si poteva leggere che il contestatissimo termovalorizzatore di Malagrotta alla fine si farà [secondo lui]. Ora ha rotto gli indugi: una riunione di giunta di qualche giorno fa ha approvato a forza una delibera che autorizza la costruzione di una centrale turbogas della potenza di 750 megawatt ad Aprilia, nel sud pontino. A forza, perché, fatti i conti, alla delibera mancava un voto, e così a una assessora socialista è stato intimato di votare a favore, nonostante il parere contrario del suo partito. Nel frattempo, il duro Pompili, vicepresidente e diessino, minacciava in giro la crisi, se quella centrale non fosse stata approvata. Ciò nonostante i due assessori di Rifondazione e quello dei Verdi si sono assentati al momento del voto.
La faccenda sembrerebbe misteriosa. Non solo il Lazio non possiede un piano energetico regionale, sulla base del quale si potrebbe ragionare su nuove centrali [come quella a carbone, contestatissima, di Civitavecchia, sulla quale perfino Marrazzo sembra fare un po’ di resistenza], ma in campagna elettorale i Ds avevano diffuso–contro Storace–queste parole: “In seguito alla liberalizzazione del mercato dell’energia avvenuta nel nostro paese, il Lazio rischia di essere invaso da undici nuove centrali a turbogas a ciclo combinato per la produzione di energia elettrica che aziende private intendono realizzare sul territorio regionale”.
Ma il mistero si chiarisce almeno un po’ quando si va a vedere chi è che vorrebbe costruire la nuova centrale: si tratta di Energia Spa, del gruppo Cir, ossia della holding del gruppo De Benedetti che controlla anche la Repubblica e l’Espresso [e quest’ultimo, qualche mese fa, aveva pubblicato un ampio articolo sull’inerzia della giunta Marrazzo, in particolare sull’energia]. In altre parole, il “ciclo combinato” più importante, in questa storia, non è quello del gas per produrre energia, ma quello tra imprenditori, media e politici “di sinistra” [capofila il ministro per lo “sviluppo” Bersani] per produrre vari benefici: profitti da un lato, aderenze ed esibizione sui media dall’altro. Alle comunità locali restano eco-mostri del tutto nuovi con cui i loro polmoni dovranno fare i conti [sulla produzione di nanopolveri micidiali, da parte delle turbogas, esiste una letteratura molto ampia, che per esempio a Termoli, in Molise, non ha impedito a De Benedetti di portare a buon fine l’affare].
Se ne conclude che, quando Prodi dice che “bisogna far ripartire l’Italia”, in effetti intende che si devono autorizzare centrali, Tav e autostrade, quel che il governo della destra aveva dovuto frenare a causa dell’opposizione generalizzata a questo genere di “sviluppo”. E ha trovato nel Lazio un esecutore materiale, il compagno Marrazzo.





