Bloqueos

060704messico02

Una profonda crisi politica scuote il paese. Le leggi che regolano l’alternanza al potere tra le élite sono state violentate. In alto non c’è accordo, né possibilità che ci sia a breve termine. L’occupazione della tribuna del Palazzo di San Lázaro da parte dei legislatori del Partito della rivoluzione democratica [Prd] e del Partito del lavoro [Pt] per impedire il discorso del presidente Fox è la dimostrazione di questo.
Una grave crisi del modello di comando attraversa le relazioni di potere in ampie regioni del territorio nazionale. Chi è abituato ad obbedire si rifiuta di farlo. Chi si crede destinato a comandare non riesce a imporre il suo comando. Quelli che stanno in basso sono diventati disobbedienti. Quando quelli che stanno in alto vogliono imporre il loro volere, in nome della legge, quelli in basso non li ascoltano. Come in Oaxaca, Chiapas, i minatori di Lázaro Cárdenas, i contadini di Atenco.

Crisi politica e crisi del modello di comando si sono combinate. Approfittando del conflitto in alto, milioni di persone in basso hanno espresso la loro insubordinazione. Non sono più disposte ad accettare imposizioni. Scivolano nelle crepe che il conflitto, in alto, lascia aperte.

Il paese si rifiuta di stare in un regime politico. L’insieme delle istituzioni che regolano la lotta per il potere, il suo esercizio e i suoi valori, è stato sequestrato dai poteri di fatto che le hanno prese in ostaggio. Chi chiede al Prd di decidere tra la strada legale e la mobilitazione sociale si comporta come il ladro che quando è scoperto grida “al ladro”. Sono stati loro i primi ad imporre una forza extralegale alle istituzioni. Che altro è il noto Patto di Chapultepec di Carlos Slim?

Arrivando alla presidenza della Repubblica nel 2000, Vicente Fox ha avuto la possibilità di intraprendere una profonda riforma dello Stato che trasformasse il vecchio regime, già allora chiaramente superato dalla società. Decise di non farlo per utilizzare a suo favore gli strumenti che gli permettevano un uso discrezionale del potere presidenziale.

Questi strumenti sono quelli utilizzati per intervenire nel processo elettorale a beneficio del candidato del Partito di azione nazionale [Pan], Felipe Calderón Hinojosa. Questi strumenti sono stati il mezzo affinché gli imprenditori raggruppati nel Consiglio coordinatore imprenditoriale [Cce], l’oligopolio dei mezzi di comunicazione elettronici, leader sindacali corrotti come Elba Esther Gordillo, settori della gerarchia della chiesa cattolica e i gruppi di facciata dell’ultradestra messicana partecipassero illegalmente e illegittimamente ai comizi del 2 luglio a favore di Calderón.

Quelli che si scandalizzano del presidio installato su tutta Reforma e dell’occupazione della tribuna della camera dei deputati, sono gli stessi che bloccano la rappresentanza politica di oltre quindici milioni di messicani che hanno votato nelle urne e di altri molti milioni che non l’hanno fatto, perché vedono bloccato da sempre un inserimento non subordinato nella politica istituzionale. Sono coloro che impediscono la partecipazione di milioni di messicani nelle questioni statali. Sono coloro che hanno sequestrato il governo federale facendo un uso fazioso dei suoi programmi. Sono coloro che impediscono che le voci in dissenso con l’imposizione siano ascoltate attraverso i mezzi di comunicazione elettronici.

Per recuperare le istituzioni di rappresentanza politica non c’è altra scelta che mettere all’angolo questi poteri con la mobilitazione sociale. Non c’è altra via che svuotarli di autorità bloccando il loro funzionamento. Non c’è altra strada che dimostrare, passo a passo, l’illegittimità di chi si pone come governante.

Quindi, i blocchi delle strade o delle tribune legislative realizzati da cittadini in agitazione sono una risposta ai blocchi informativi e di rappresentanza politica che realizzano quelli in alto. Sono una risposta a un’ostruzione precedente.

I blocchi sono stati un’arma di lotta efficace in diversi paesi dell’America latina. Davanti alle limitazioni che forme di protesta tradizionale, come lo sciopero generale, hanno in paesi dove l’economia informale è cresciuta massicciamente fino al punto di rendere i posti di lavoro regolari una minoranza, i blocchi permettono alla massa di esercitare situazioni di pressione politica. La loro realizzazione impedisce il movimento di merci e di forza lavoro. Provoca perdite al mondo imprenditoriale. I “piqueteros” argentini li hanno messi in pratica con successo. Le rivoluzioni boliviane dell’acqua e del gas hanno fatto di questi blocchi parte centrale della loro strategia contro la privatizzazione delle risorse naturali. Perché il Messico deve essere un’eccezione?

La crisi politica che scuote il paese avrà una soluzione sfavorevole per il settore popolare se questo ripiegherà nelle proprie case o verso le istituzioni. Oggi, più che mai, bisogna mettere all’angolo i poteri di fatto, per le strade. Quelli che sottovalutano la rabbia popolare non sanno di cosa parlano. Altrimenti, vadano a fare un giro per Oaxaca per sapere cosa ci aspetta.

(traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

invia per mail torna su
dello stesso autore
Archivio degli editoriali
Seleziona un periodo
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi crisi alimentare crisi finanziaria critical mass Cuba curdi dal molin De Gennaro Deavos