Uomini e cavalli

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Lo scorso 28 giugno, il tribunale di Torino ha condannato un giovane migrante di 27 anni, sposato con un’italiana e con un figlio di pochi mesi. Aveva ceduto due spinelli [0,7 grammi] ad un amico, ma in base alle nuove norme della legge Fini-Giovanardi, che punisce lo “spaccio” di qualsiasi sostanza con la reclusione da sei a venti anni è stato condannato a quattro anni di galera. Nelle stesse ore, il consiglio regionale del Lazio approvava una mozione (presentata dalla nostra compagna Anna Pizzo) che riconosce il valore terapeutico della cannabis. Contro il provvedimento, che come era prevedibile è stato criticato duramente dalle destre, si sono schierati anche la Margherita e l’Udeur.

Domani, Bologna ospita la decima street parade antiproibizionista. Quest’anno, lungi dall’essere divenuta un evento rituale, è colma di sfide importanti per i movimenti sociali. Innanzitutto, la manifestazione è un messaggio alla tolleranza zero di Cofferati. Questa è già una notizia: la parade si farà. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a uno stillicidio di dichiarazioni del sindaco Cofferati, cui si sono accodati esponenti di An e Ds, che hanno firmato documenti bipartisan contro “la cultura della droga” e persino i neonazisti di Forza nuova, che hanno promesso di scendere in piazza. E il pm Paolo Giovagnoli, lo stesso dell’aggravante eversiva ai danni degli studenti che si autoriducono i pasti alla mensa, ha subito disposto una perquisizione al Livello 57, appoggiandosi ad un’informativa dei carabinieri che raccontava di enormi fiaccole pronte all’uso per far sparire i sacchi di droga nascosti all’interno del centro sociale. Era dai tempi della campagna del sindaco leghista Marco Formentini contro il Leoncavallo, nei primissimi anni novanta, che non assistevamo ad una campagna di denigrazione così becera e sistematica ad opera. Per questo fa bene il movimento bolognese a sostenere che i protagonisti e i vincitori di questa giornata sono quelli che attraversano la street rave: il popolo di consumatori di sostanze stupefacenti, gli operatori sociali, gli occupanti di case, gli studenti e tutti coloro che pensano, al contrario del sindaco, che la costruzione di una città inclusiva passi necessariamente dal riconoscimento di stili di vita differenti.

Inoltre, è ora che il governo di centrosinistra decida cosa vuole fare della legge iperproibizionista Fini-Giovanardi. È un fatto positivo che la ministra della sanità Livia Turco abbia fatto sapere di voler innalzare la quantità massima di cannabis detenibile per uso personale. Ed è apprezzabile che il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero abbia fatto sapere di voler istituire una Consulta per le Tossicodipendenze insieme ad associazioni ed operatori di strada, che in stragrande maggioranza hanno contestato l’impianto della legge sulle droghe approvata in zona Cesarini nella scorsa legislatura.
Tuttavia, ciò non basta. Non mette al riparo migliaia di consumatori di droghe dalla vessazione delle sanzioni amministrative, e non implica il rilancio delle politiche di riduzione del danno. Per quattro anni consecutivi, la legge finanziaria non ha finanziato la ricerca e l’innovazione su questi temi. L’identikit del tossicodipente sta mutando in maniera sostanziale: mentre va estinguendosi la figura dell’eroinomane, si moltiplica il fenomeno del multi-consumo e cresce di anno in anno la tipologia delle “nuove droghe”. In una società che chiede sempre più attenzione, velocità e produttività, o si rimane ai margini del tanto declamato o si sniffa un po’ di cocaina. Per questo, uno stato sociale serio dovrebbe informare e diffondere autodeterminazione e consapevolezza, piuttosto che rincorrere con le tabelle del proibizionismo e il manganello chi decide di andare su di giri assumendo anestetico per cavalli.

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