Giovedì mattina, letto l’appello del manifesto, che, in grave difficoltà finanziaria, chiede il sostegno di tutti, abbiamo inviato al giornale questa lettera. Che è un invito anche ai lettori di Carta e del suo sito a contribuire a salvare il manifesto.
Care compagne e cari compagni, ce la farete. Anzi, ce la faremo.
Noi che abbiamo fondato Carta – Anna Pizzo, Marco Calabria e io – abbiamo vissuto in via Tomacelli, nella redazione del manifesto, per oltre vent’anni e dunque siamo necessariamente coinvolti. Le formalità, come il fatto che le nostre cooperative sono indipendenti l’una dall’altra, tra noi non possono valere. Ci sentiamo, e siamo, membri del vostro collettivo. E vi chiediamo di usarci, per quel che sappiamo fare, per la nostra esperienza delle molte altre crisi che, nei decenni, abbiamo affrontato e superato. A cominciare dall’inizio degli ottanta, quando la battaglia per ottenere quel che è oggi la legge per le provvidenze all’editoria cooperativa si concluse con successo.
Ma ci sono altre due buonissime ragioni per dire “ce la faremo”, al plurale.
La prima è che il destino del manifesto coincide con quello di tutta l’informazione indipendente, in un paese in cui i grandi gruppi editoriali, come giganteschi cancri, hanno colonizzato tutto il sistema, dalle tv alla distribuzione in edicola, alle risorse pubblicitarie. Ma dovete essere orgogliosi: sull’esempio dei vostri e nostri 35 anni sono nati in Italia molti mezzi di comunicazione senza padroni: radio e siti internet, periodici nazionali e locali, case editrici. Ed è a questo mondo, più vasto di quanto appaia, che la domanda del manifesto suona urgente: diteci se siamo necessari. E noi, che in questo altro sistema dell’informazione abbiamo navigato seguendo la nostra vocazione sociale e “dal basso”, faremo di tutto perché i media indipendenti assumano la crisi del manifesto come la propria e tutti insieme facciano diventare questa una delle priorità nell’agenda della politica, nell’opinione, nei movimenti sociali.
L’ultima ragione per cui ci esprimiamo al plurale è la più semplice. Benché noi si sia poverissimi, con un fatturato otto o nove volte più piccolo di quello del manifesto, aiuteremo a scalare la montagna del milione e mezzo di euro invitando tutte le persone e le reti e associazioni con le quali siamo in rapporto a contribuire. E del resto già questa mattina in molti ci hanno chiamato per dire “diamo una mano”. Diremo a tutti, semplicemente, che devono pagare il privilegio di star cercando un “altro mondo” in un paese in cui è possibile andare in edicola, ogni mattina, a chiedere: “Mi dà il manifesto?”.
Pierluigi Sullo
direttore di Carta





