La partita vera comincia ora

Domenica a Dallas [Texas] mezzo milione di persone dimostravano per le strade, lunedì erano previste manifestazioni simili in decine di città nordamericane. La legge di Bush che trasformerebbe in criminali gli undici milioni di migranti irregolari negli Stati uniti si è già arenata al Senato: un grande movimento l’ha bloccata. Lunedì il presidente francese Chirac e il primo ministro de Villepin hanno deciso di arrendersi e di cedere sul Cpe, il Contratto di primo impiego contro cui si è sollevato un movimento di studenti e lavoratori di ampiezza quasi senza precedenti, in Francia. Contro la precarizzazione del lavoro, e della vita, delle nuove generazioni. Un documento del Pentagono ammette per la prima volta che la situazione in Iraq–paese in cui la democrazia è stata esportata a forza–è “ingestibile”, la futura candidata alla presidenza, Hilary Clinton, viene zittita ad una conferenza da un pubblico pacifista, e il rifiuto della guerra sta conquistando uno stato dopo l’altro. In Bolivia un movimento sociale–e indigeno–nato dall’opposizione alla privatizzazione dell’acqua e della svendita del gas del paese ha conquistato la presidenza, con Evo Morales, il quale ha subito creato un Ministero dell’acqua.

Cosa c’entra, tutto questo, con la vittoria dell’Unione di centrosinistra–che parrebbe sicura–nelle elezioni politiche? C’entra moltissimo: sono altrettante dimostrazioni che i grandi cambiamenti, in un mondo ormai unificato dal liberismo, si ottengono se nascono grandi movimenti sociali, se si mettono in moto comunità tenute insieme dalla democrazia e dal rifiuto di subire un’economia che tutto comanda dall’alto.

Guardate i temi che abbiamo citato: le migrazioni, la precarietà del lavoro, la guerra e l’acqua [o in generale i beni comuni]. Sono alcuni di quelli su cui il nuovo governo dovrà rendere conto, il prima possibile, ai movimenti sociali e alle comunità locali in Italia. Dopo una campagna elettorale che ha cercato di trasformare le elezioni in qualcosa di molto simile alle “nominations” dei “reality show” [votate per decidere chi debba abbandonare la “casa”, la società italiana ha dato una risposta inequivocabile: liberiamoci di Berlusconi. Nello scontro “privato” contro “pubblico”, ambizioni individuali contro interessi generali, ha evidentemente perduto il berlusconismo, grazie soprattutto ai grandi movimenti che, da Genova 2001 in poi, gli si sono opposti. Votare per l’Unione era una condizione necessaria per passare oltre. E “oltre” vuol dire appunto democrazia diffusa come mezzo per tutelare il bene comune. Ogni tentativo di riprodurre il berlusconismo, ossia il liberismo, in modo più morbido, sarà respinto. Non c’è più spazio per grandi opere che servono solo a chi le fa e che calpestano le comunità locali, per privatizzazioni che mettono nelle mani del profitto ciò che è di tutti, per la “guerra di civiltà” e i lager per migranti, ecc. Da oggi comincia la partita vera, quella in cui i cittadini non sono solo spettatori.

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