Tra una settimana si vota. Finalmente, non se ne poteva più. Questo week end a decine di migliaia saremo a Firenze, a Terra futura, sorta di fiera-festa-forum della società civile, il cui tema quest’anno sono i beni comuni. Se ci sia un nesso, tra questi due avvenimenti, il cui rapporto di “visibilità” sui media è di un milione e a uno, è una domanda aperta. A noi pare che una buona metà degli italiani [più uno, speriamo] si stia chiedendo: “Riusciremo ad archiviare Berlusconi?”. E che una buona parte di questa metà, probabilmente la più attiva – tra cui quelli che saranno a Firenze – si stia ponendo una domanda ulteriore: “Sì, ma poi?”. Perché la fede nell’economia, nello “sviluppo” come medicina per ogni male sociale non è affatto una prerogativa del “caimano”. La campagna elettorale dominata dalle facce di sei o sette “leaders” in competizione e in accoppiata su tutte le tv è stata – salvo rarissime eccezioni – una gara a chi la sparava più grande [opera], a chi le riduceva di più e a chi [le tasse], a chi era davvero in grado di farla ripartire [l’Italia, cioè la crescita economica], a chi è più abile a “convincere” le comunità locali [a subire Tav e autostrade, centrali e rigassificatori, inceneritori e liberalizzazioni dei servizi pubblici…].
Ed è appunto da questa angolazione che Carta – per sua storia piuttosto lontana dal sistema politico – ha deciso di affrontare questo tornante. A cominciare dalla domanda fondamentale, che ha strisciato in questi mesi nelle orecchie di molta gente: “Ma tu ci vai a votare?”. E’ il titolo del nostro settimanale in edicola da lunedì 3 aprile, a pochi giorni dal voto. Abbiamo interpellato molta gente con due caratteristiche: il fatto che sono attive, ciascuna a suo modo, nella società civile; il fatto che non sono direttamente legate a partiti [altrimenti la replica sarebbe ovvia]. Leggerete le loro risposte. E anche quelle di un acuto analista dei flussi elettorali [firma i resoconti dei sondaggi sulla Repubblica], nonché dei movimenti sociali, il docente milanese Roberto Biorcio. Giusto per farsi un’idea di quel che probabilmente accadrà nelle urne e che rapporto abbia questo con la società.
Dopo di che, sempre lunedì, andrà in edicola il nostro supplemento mensile, Carta Etc., che propone – sempre nello sforzo di capire quanto di umano vi sia in un evento politico elettorale, o sotto di esso – un “romanzo collettivo”: diciassette scrittori che raccontano il giorno delle elezioni, o il giorno prima o quello dopo, con quello sguardo che solo un narratore può avere [e grazie a Lanfranco Caminiti per aver coordinato il tutto]. In più, sempre nel mensile, troverete una lunga chiacchierata con Paolo Rossi, la cui domanda ricorrente ci riporta da capo: “Quanto Berlusconi è rimasto in noi?”. Perché, aggiunge, “il berlusconismo è un virus”.
Poi, prendete nota per favore, Carta settimanale sarà in edicola – numero molto speciale – sabato 8 aprile, il giorno prima del voto.
Stati d’animo, atmosfere, dubbi, scenari urbani, teatro di cittadinanza, ironie e depressioni, sforzi di immaginazione, dibattiti aperti… Cos’altro abbiamo, per arrivare a quella cabina elettorale, domenica 9 e il giorno dopo, senza perdere di vista l’essenziale [mandar via Berlusconi] e con una certa leggerezza [che deriverebbe dalla speranza che un nuovo governo dell’Unione troverà un interlocutore critico e autonomo nella società civile più organizzata]?
Noi ci speriamo. Anzi, siamo convinti che la vera partita si comincerà a giocarla dall’11 aprile in poi, magari senza tanti clamori ma con molta più serietà. Come quella di chi – a Terra futura e in mille altre occasioni – si chiede come fermare lo schiacciasassi dell’economia e cosa e come costruire, grazie a quale democrazia, sui luoghi che ha salvato. Contiamo che il nostro lavoro sarà utile, per questo.





