Alessandro ha 28 anni. Lavora con un contratto a progetto all’ufficio stampa di una grande multinazionale. Dopo essere stato sfrattato, solo da poco è riuscito a trovare una stanza in affitto. Lui era anche disposto a pagare il prezzo di mercato, 350 euro al mese per una stanza in periferia (e tre mensilità di caparra), ma tutti chiedevano un contratto di lavoro a tempo indeterminato come garanzia. Dalle 8 di mattina alle 24, quando riesce ad andare a letto, Alessandro è al centro di stress e pressioni di tutti i tipi. La casa, il lavoro, la ragazza con cui esce, quella con cui vorrebbe uscire, le bollette, gli amici che fanno casino fino a tardi nella stanza a fianco alla sua, il condomino che chiede di spegnere la tv “subito dopo Blob” (moderno Carosello), la macchina da restituire al fratello. Normali preoccupazioni giovanili al tempo della precarietà generalizzata. La madre di Alessandro, per dormire si concede una mezza pasticca di Tavor. Sua zia si fa un goccetto di grappa dopo cena, per non sentire suo marito che recita il rosario dei luoghi comuni. Alessandro invece tiene sul comodino una scatoletta nera, che chiama “il nécessaire”: lì dentro c’è tutto quello che serve per un succulento spinello rilassante. Un modo come un altro per staccare la spina.
Quelli che fino al 9 aprile sono i nostri governanti hanno deciso che Alessandro dev’essere vigile e produttivo ventiquattro ore su ventiquattro. Ciò sta a significare che i ministri della repubblica italiana hanno l’elasticità mentale di un suo prozio ottantenne rancoroso e un po’ rincoglionito (con tutto il rispetto per i tanti nonnetti che tengono botta e che si incazzano pure loro).
Da che mondo è mondo, chiunque trova il modo di modificare il suo stato di coscienza per sfuggire al logorìo della vita (come diceva la rassicurante pubblicità di un noto superalcolico: cioè di una droga pesante). Ovviamente, come tutte le cose della vita, ciò comporta rischi di eccessi e di autodistruzione. Addirittura, c’è gente che trangugia anestetico per cavalli per sfangare il sabato sera. Ma se permettiamo a un governo, a qualsiasi governo, di decidere della lucidità e del tempo libero di ognuno di noi, allora siamo in una brutta situazione.
Sabato 11 marzo, a Roma, è la giornata indetta dai movimenti contro la legge Fini-Giovanardi sulle droghe, è la giornata per riprendersi le proprie libertà. Il Cartello ConfiniZero (cui aderiscono partiti, centri sociali, associazioni, operatori) organizza, a partire dalle 9.30 al Campidoglio, una discussione pubblica per cominciare a elaborare dal basso l’alternativa al decreto liberticida Fini-Giovanardi e l’impianto normativo della legge 309, che da sedici anni regola la vita dei consumatori di sostanze stupefacenti. Alle 16, il popolo dei consumatori e dei diritti invaderà le strade di Roma tra piazza della Repubblica e la Bocca della Verità. Suggeriamo ad ognuno di andarci con i propri strumenti di relax (almeno, quelli consoni ai luoghi pubblici). Bisognerebbe scendere in piazza col proprio cane, con il proprio strumento musicale, con una piadina al prosciutto, con un calice di vino Teroldego, con birilli e palle da giocoliere, con uno zaino di birre ghiacciate. Alessandro, che aspetta questa giornata serenamente incazzato, sarà lì con una bella canna di marijuana autoprodotta.





