Il primo impiego

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Cresce la mobilitazione contro il Contratto primo impiego (Cpe) in Francia. Una prima grande protesta c’è stata il 7 febbraio: 400 mila manifestanti nelle strade. Da allora, i giovani, liceali e studenti, continuano le azioni malgrado per le scuole sia il periodo delle ferie: scioperi, blocchi e occupazioni di università, manifestazioni di liceali… Di fronte a questa crescita del movimento anti-Cpe, il governo ha accelerato il calendario parlamentare per fare votare questo dispositivo in emergenza. Ciò nonstante, la mobilitazione prosegue: l’insieme delle organizzazioni sindacali di dipendenti e l’insieme delle organizazzioni sindacali liceali e studentesche hanno convocato una giornata di mobilitazione generale per oggi, martedì 7 marzo. Dovrebbe tradursi con numerosi scioperi sia nel settore pubblico sia nel settore privato e con manifestazioni unitarie in tutte le città di Francia.

Il Cpe prevede che tutti i giovanni di meno di 26 anni possano essere licenziati senza nessun motivo durante i due primi anni del loro contratto di lavoro.
Finora, i periodi di prova duravano in media tre mesi. Questo contratto permette quindi ai padroni di licenziare quando vogliono: è quello che facevano nel dicianovesimo secolo, prima delle conquiste operaie. Per il padrone sarà molto conveniente impiegare giovani con il Cpe, e licenziarli prima dello scadere dei due anni, prenderne un altro… Rischiando di venire licenziati in ogni momento senza motivo, i dipendenti Cpe non potranno fare rispettare i propri diritti: chi oserà richiedere il pagamento delle ore supplementari? Chi oserà mettersi in malattia? Quale donna oserà dichiarare la propria gravidenza o prendere congedi per stare a casa quando i figli si ammalano, anche se questi diritti continuano a esistere formalmente? Quello che vogliono sono dipendenti docili e senza diritti.

Con questa misura, il governo risponde alle richieste del Medef, l’organizzazione padronale francese, che mira a distruggere tutte le regole collettive contenute nel Codice del lavoro e nelle convenzioni collettive.
L’estate scorsa, il governo aveva già instaurati il Cne (contratto nuovi impieghi) che permetteva alle piccole imprese di meno di venti dipendenti di impiegare alla prova per due anni. Oggi sono tutti i giovani di tutte le imprese e domani, se li lasciamo fare, tutti i dipendenti saranno coinvolti : piccole e grandi imprese, giovani e adulti. E la nozione stessa di contratto di lavoro che scomparirà. E per questa ragione che la lotta contro il Cpe riguarda tutti : i giovani sono in prima linea, ma si tratta di un’offensiva generalizzata contro l’insieme del mondo del lavoro. Per questa ragione il 7 marzo deve permettere la convergenza nelle strade di tutti quelli che rifiutano la precarizzazione generalizzata che imprenditori e governo vogliono imporre. Dobbiamo imporre il ritiro del Cpe e del Cne.

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