La convention di Gradisca

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A Gradisca d’Isonzo, in queste ore si gioca una partita importante per il futuro dei diritti in questo paese. Suona strano, perché in questa cittadina in provincia di Gorizia nota per il suo centro storico e per il castello quattrocentesco, non si tiene una convention elettorale, né una “conferenza programmatica” di qualche partito. Non ci sono telecamere, contratti con gli italiani, non scendono in campo le tre punte del centrodestra, e neanche le “responsabili” schiere unioniste. Ci sono decine di persone che cercando di impedire l’apertura dell’ennesimo Cpt.

La sfida è sulla destinazione d’uso dell’ex caserma “Ugo Polonio”. “A Gradisca c’è una vera e propria struttura detentiva, che sembra il supercarcere di Guantanamo e che lascia molti dubbi anche sotto il profilo della sicurezza”: ha dichiarato la parlamentare dei Verdi Luana Zanella, sabato scorso insieme a Ramon Mantovani del Prc, ha visitato la struttura. Per Mantovani il Cpt di Gradisca “è in assoluto la struttura più disumana, alienante e reclusiva mai vista, un luogo in cui gli immigrati non avranno lo spazio dove vivere la propria dignità umana, con stanzoni da 8 o 10 persone e gabbie ovunque, anche all’aria aperta”. Il consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz, che avrebbe dovuto partecipare al sopralluogo nel Cpt, è stato dichiarato “persona non gradita” dal prefetto, e non ha potuto visitare il Centro. “Martedì è la giornata-chiave–ci spiega Metz–Per adesso l’assemblea contro il Cpt, cui aderiscono numerose associazioni, Verdi Rifondazione e la Fiom nazionale, ha messo due roulottes davanti all’ingresso, a presidio dell’umanità. Il Cpt al momento è vuoto”. Martedì 1 marzo, il ministro Pisanu e le sue armate vorrebbero aprire il Cpt a tutti i costi. Ulteriore elemento che rende questa storia emblematica, da queste parti una quarantina di anni fa sono nate dalla chiusura dei manicomi le cooperative sociali. Eppure proprio una “cooperativa sociale”, che si chiama Minerva, si è candidata disinvoltamente gestire il Centro, dopo che persino la Croce rossa ha rinunciato a farlo. Di fronte alle proteste contro la Minerva, LegaCoop nazionale ha difeso il “diritto al lavoro” dei suoi membri e ha detto che è “deprecabile impedire a Minerva di svolgere il proprio lavoro”. Quelli di LegaCoop Friuli, per fortuna, che conoscono il Cpt di Gradisca e la cooperativa che vorrebbe gestirlo, hanno preso le distanze: “Non accettiamo la criminalizzazione del movimento contro il Cpt che viene anche da alcuni ambienti cooperativi–ha scritto in un comunicato LegaCoop Friuli–Il nostro lavoro quotidiano è in radicale contrasto con l’esistenza di luoghi di reclusione per persone deboli ed innocenti”.

Queste sono terre di frontiera e la gente non vuole il Cpt. Nel 1998, quando al governo c’era il centrosinistra, l’apertura di un centro di detenzione nel porto di Trieste provocò indignazione. Che aumentò quando si seppe che i migranti subivano maltrattamenti e percosse, e don Ettore Malnati, docente di teologia e membro della commissione per l’ecumenismo ed il dialogo della diocesi di Trieste, disse che il Cpt del Porto Vecchio era “peggio di un carcere”. Una delegazione cercò di entrare e fu respinta con violenza dalle forze dell’ordine, ma l’allora ministro degli interni, Rosa Russo Iervolino, fu costretta a chiudere il Centro. Alcuni di quegli uomini di buona volonta sono stati poi condannati a un anno di carcere per avere mostrato l’orrore del Cpt di Trieste.

I lavori per il Cpt di Gradisca sono andati avanti per ben otto mesi nel segreto totale, giustificato da un presunto stato di “emergenza immigrazione”, finché qualcuno ha aperto la “finestra” sul cantiere: un varco sul muro di cinta perché tutti vedessero i costruttori di gabbie all’opera. In seguito una visita di deputati e consiglieri regionali ha confermato che il Cpt di Gradisca è una vera e propria Guantanamo italiana, nonostante i suoi costruttori la definiscano “un Cpt modello”. La Caserma Polonio fino al 1989 serviva a presidiare le frontiere con l’Impero del male ai tempi della Guerra fredda. Qui il ministro dell’interno e il suo goveno sciagurato, si sono ostinati a voler costruire il Centro di detenzione per migranti, per condurre un’altra guerra, molto meno “fredda”, quella dello scontro tra civiltà.

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