Un esempio concreto

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Le “olimpiadi infernali”, come le hanno ribattezzate tutti quelli che l’altroieri hanno sfidato il freddo tagliente e sono andati davanti al senato per smascherare l’ennesima pagliacciata del centrodestra, sono cominciate. La coalizione allo sbaraglio di Berlusconi ha inserito di soppiatto i venti articoli che costituiscono il corpo della famigerata legge Fini sulle droghe in un emendamento al decreto legge sulle Olimpiadi invernali che iniziano fra qualche giorno in Piemonte.

Viene cancellata ogni distinzione tra “droghe leggere” e “droghe pesanti” (anche se per qualcuno la distinzione da fare è quella tra sostanze eccellenti e droghe pericolose), si istituiscono di aftto dei carceri privati per “i tossicodipendenti”, si inaspriscono le pene per il semplice possesso di sostanze stupefacenti.

Il cartello “Non incarcerate il nostro crescere”, che raccoglie più di quaranta organizzazioni nazionali dei servizi pubblici e del privato sociale, dei sindacati, dell’associazionismo e degli operatori della giustizia invita a “elaborare azioni di disobbedienza civile nei confronti di una legge ingiusta che, per cecità elettorale, minerà gravemente interventi educativi, di presa in carico e trattamento rivolti a persone che vanno aiutate e accompagnate e non stigmatizzate e condannate”, e rileva “l’assoluta inaffidabilità del ministro Carlo Giovanardi, a cui è stata assegnata la delega sulla droga, il quale si era impegnato più volte pubblicamente a non far approvare le nuove norme per decreto legge e con l’imposizione della fiducia”.

Ecco l’ultimo incubo che ci lascia in eredità questa destra sciagurata e arrogante.
Ma facciamo un caso concreto. In un noto centro sociale romano c’è capitato di incontrare il figlio di un importante sottosegretario di questo governo. Nulla di male, per carità, le colpe dei padri non ricadono sui figli. Ci piace notare che si trattava di un ragazzo normale, che ci teneva a passare inosservato, e che s’è fumato con gusto uno spinello normale coi suoi amici normali come milioni di cittadini normali di questo paese. Se la camera approverà l’emendamento al decreto legge, nei prossimi giorni, insieme tutti quei cittadini saranno considerati clandestini. Anche il giovane rampollo che si è concesso una canna al venerdì sera.

"Ecco la cosa più probabile–ha spiegato Franco Corleone, responsabile del Forum droghe e ex sottosegretario alla giustizia–Il figlio o il nipote di un senatore della Casa delle Libertà (sic!) all uscita da una discoteca o in un giardino pubblico o in una piazza verràfermato dalla polizia e trovato in possesso di un pezzo di ‘fumo’. Sarà fermato e denunciato per possesso e detenzione di sostanza stupefacente.

Essendo in flagranza di reato sarà arrestato e processato per direttissima". Il giudice “se ritiene il fatto di lieve entità comminerà una pena da uno a sei anni di carcere–continua Corleone–Se invece ritenesse che il pezzo di fumo è di quantità elevata la pena è da sei a venti anni. Per evitare il carcere il malcapitato oltre che sputare in faccia al padre che ha votato la legge del macellaio Giovanardi, potrà dichiararsi tossicodipendente e chiedere di essere ammesso ai lavori di pubblica utilità (variante dei lavori forzati) in una comunità a caso (mettiamo San Patrignano). Non è chiaro come sarà calcolato il tempo di detenzione alternativa, se la pena in carcere sarà di due anni, il lavoro essendo previsto per sei ore al giorno, il malcapitato dovrà stare nella comunità otto anni. Se l’interpretazione sarà più benevola starà i due anni previsti ma sottoposto a un trattamento di riabilitazione psicologico, psichiatrico, di disintossicazione e sottoposto a controlli delle urine e altre piacevolezze. Ovviamente gli sarà ritirata la patente e il passaporto. Però potrà pentirsi e andare in televisione e raccontare come si sta bene nell’universo concentrazionario”, conclude.

L’esempio di Corleone non è solo una provocazione.

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