Politica Luna Park

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Benvenuti al Luna Park più divertente, potete restarci quanto vi pare, anche fino al 9 aprile, quando si tratterà di scegliere tra un intrattenimento e l’altro. Per partecipare al tiro a segno sul pupazzo, salire sulle montagne russe o prendervi un bello spavento nel tunnel degli orrori, basta aprire ogni mattina uno dei grandi giornali lautamente finanziati con i soldi pubblici [guardatevi le cifre di quanto lo Stato italiano versa ai grandi editori e fate il confronto con le briciole che spettano alle cooperative come la nostra: nel sito Governo.it]. Vi si troveranno domatori e mangiafuoco, clown in gran numero e trapezisti spericolati. Abbiamo pagato il biglietto, ma ne valeva la pena. Una campagna elettorale in piena regola, di quelle coi cassetti rovesciati da cui cadono dossier e trascrizioni di colloqui telefonici, avvisi di garanzia e dichiarazioni virtuose o indignate, gridi di dolore e spacconate, ecc.

Siamo qualunquisti, dite? Non precisamente. Qualunquista sarebbe colui che dice “tanto sono tutti uguali”. E noi non pensiamo che i politici siano tutti uguali [ci sono rarissime eccezioni], e nemmeno che dentro la Lega delle cooperative siano tutti uguali, e soprattutto pensiamo che nelle grandi organizzazioni sociali [il sindacato, ad esempio, o l’Arci] e specialmente nelle piccole, anche nelle istituzioni là in basso, come i comuni di posti come la Val di Susa [e ce ne sono molti], c’è un mucchio di gente assai diversa. Ma bisogna essere realisti. Non nel senso che quel che c’è è la sola cosa che c’è e quindi bisogna per forza scegliere tra la zuppa e il pan bagnato, come si dice, tra la padella e la brace, ecc.

Essere realisti vuol dire–secondo noi, ma potremmo sbagliare–non piangere sulla sinistra versata, non stupirsi se un manager che guadagna di stipendio [per il resto chissà] un milione e 200 mila euro l’anno, come il Consorte ex capo di Unipol, che frequenta i migliori filibustieri della finanza italiana, “tradisce” gli ideali del movimento cooperativo, dell’eguaglianza e della fratellanza. Né se Fassino, chiacchierando con lui al telefono, dice “la banca è nostra”. Perché quel “noi” non include noialtri, anche se siamo iscritti ai Ds ed elettori dell’Unione. “Noi” significa la nostra banda, o cordata, o area di influenza, o gruppo di potere, o chiamate come vi pare quel che la morte della politica novecentesca e l’enorme potere dell’economia e della finanza hanno partorito. Che è qualcosa che non ha nulla a che fare con il riscatto delle masse popolari e la democrazia progressiva, come si diceva una volta. Ha a che fare con la concorrenza [o complicità, a seconda delle convenienze] con altri gruppi di potere, aree di influenza, ecc.

Infatti: pare a voi che la campagna elettorale inizi con dibattiti serrati, e seri, sulle grandi domande che stanno davanti ad ognuno di noi e alle nostre comunità? Che so, il lavoro, la relazione con i nuovi cittadini migranti, i trasporti, il collasso del clima e del territorio, cosa si debba intendere per “sviluppo”, ecc.? Eppure sarebbe in discussione il programma dell’Unione, in prossime assemblee regionali e in una nazionale. Ma la verità e che non frega niente a nessuno, salvo quando si tratta di stabilire se la Tav [100 miliardi di euro delle nostre tasse] si possa tranquillamente continuare a fare [e magari una grande impresa cooperativa ci guadagna un bel po’, e che male c’è, se si tratta di promuovere il “progresso”?].
Questo inizio d’anno non è incoraggiante. Sappiamo tutto di Giampiero Fiorani e Giovanni Consorte, anche il modo in cui parlano al telefono [impressionante], ma non sappiamo nulla dei senza fissa dimora, delle nostre scuole e dello stato dei nostri acquedotti. Va bene, forse non siamo qualunquisti, ma moralisti sì. Chiediamo scusa. Magri potremmo lanciare un’Opa [Offerta pubblica di acquisto] sull’Unione. Vedi mai.

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