No, non vogliamo sembrare degli iettatori, con quel punto interrogativo dopo il beneaugurante “buon anno”. Al contrario, ci sentiamo piuttosto ottimisti. Cinque anni fa, alla fine del 2000, eravamo pieni di curiosità per un evento del tutto nuovo, chiamato Forum sociale mondiale, che si sarebbe tenuto di lì a un mese in una città del Brasile, Porto Alegre. Sapevamo anche che alle elezioni politiche, previste in maggio, era assai alta la possibilità che Berlusconi prevalesse facilmente sul suo antagonista Rutelli, capofila dell’Ulivo. Avevamo annotato nell’agenda, e ne avremmo parlato a Porto Alegre, un luogo, Genova, e una data, luglio 2001. Non immaginavamo quel che sarebbe accaduto, solo un paio di mesi dopo la vittoria della destra. Così, quell’anno fu allo stesso tempo – nel nostro paese – quello in cui nasceva uno strano movimento sociale, fatto di tanti movimenti e in grado di resistere all’iper-violenza dei giorni di Genova, e il liberismo all’italiana, quello del conflitto di interessi, del completamento delle leggi già dell’Ulivo [Bossi-Fini e legge 30, riforme Moratti e Legge Obiettivo sulle grandi opere, per citarne solo alcune], dei grandi arricchimenti grazie a un mercato immobiliare impazzito [e bolla speculativa sostitutiva della Borsa] e dunque della grande emergenza sociale delle abitazioni, della polizia violenta [dopo Genova e fino a Venaus], e così via.
Ma, dall’altra parte, legami e reti sociali, movimenti, comunità intere hanno imparato a difendersi piuttosto bene. Sono questi conflitti – e la costruzione di alternative pratiche, come l’altra economia – ad avere fatto argine, ben più dell’opposizione politica, al liberismo cialtrone e feroce di Berlusconi. Ad eroderne il piedistallo, anche elettorale. Ecco perché siamo ottimisti. Il centrosinistra, che ora si chiama Unione, sembra prigioniero del passato, i suoi “leader” [con pochissime eccezioni, pur importanti] sembrano gente che riemerge da un lungo sonno chiedendosi “dov’eravamo rimasti?”. Perciò parlano di grandi opere, di privatizzazioni e liberalizzazioni dei servizi pubblici, di “crescita” e di lavoro flessibile [certo, con più “sicurezze” come fossimo non nel 2006, ma dieci anni fa. Ma i capi del centrosinistra stanno commettendo un grande errore. La diffusione, in ogni angolo del paese, della percezione del limite naturale dello “sviluppo”, della necessità di una nuova democrazia, del bisogno di una società più accogliente e di una economia meno prepotente, è tale che il confronto, se l’Unione vincerà le elezioni di aprile, non sarà principalmente tra centrodestra e centrosinistra, ma tra quest’ultimo e la società civile in movimento.
Mah, forse non andrà così, e le facce meno odiose che sostituiranno quelle degli Storace o dei Lunardi saranno sufficienti ad ipnotizzare tutti. Difficile, anche se possibile. E in ogni modo Carta, insieme a una infinità di fonti di comunicazione sociale di ogni genere, cercherà di impedirlo. Ci siamo allenati, discutendo a fondo di programmi, e progetti, ad esempio sull’acqua pubblica, sui trasporti, sull’energia, sul modo di tagliare le unghie al mercato immobiliare, sull’agricoltura, sul Mezzogiorno, sul lavoro precario e il reddito di cittadinanza, sulle migrazioni e l’accoglienza, sul consumo critico, sulla democrazia municipale, sulla cooperazione solidale e infiniti eccetera sono lì, pronti per essere messi in pratica, e potrebbero disegnare un paese moderno nel senso migliore della parola. Un paese-modello, questo potrebbe diventare l’Italia nell’epoca della guerra, della crisi ambientale, della disuguaglianza globale. Tutto sta a capire come proporre al nuovo governo, suggerire, far penetrare, far adottare questi progetti, con quali mezzi. Ma anche su questo possiamo essere ottimisti: non si tratta di idee astratte, ma dell’esito di cinque anni di resistenza al berlusconismo.
Quindi, buon anno senza punto interrogativo. E nel frattempo, noi ci stiamo industriando già ora per un gennaio scoppiettante. Prendete nota, se vi va. Lunedì 9 gennaio, insieme al settimanale, andrà in edicola il mensile, Carta Etc., principalmente dedicato alla Tav e il cui titolo suona “Il nostro cortile”, con articoli di Marco Revelli, Luca Mercalli, Maurizio Pallante, Stefano Lenzi [Wwf], Giorgio Airaudo [Fiom] e così via. Il 16 gennaio, allegato al settimanale, uscirà invece il libro di Chiara Sasso “No Tav. Cronache della Val di Susa”, edito da Carta e da Intra Moenia], che sarà distribuito in 6 mila copie. Quello stesso giorno, si terrà un incontro sulla democrazia comunitaria a Condove, promosso da noi insieme al Nuovo Municipio, ai Comitati No Tav, alla Comunità montana della Bassa Val di Susa, al comune di Condove, a Legambiente e a Arci valsusine. Ma il 14 gennaio, insieme a molti altri, saremo al seminario su una possibile “sinistra euro-mediterranea”, a Cosenza. Subito dopo, i due Forum sociali mondiali, a Bamako [Mali] e a Caracas [Venezuela], e Carta ci sarà. Nel frattempo, speriamo, si comincerà a discutere davvero in pubblico il programma dell’Unione. Ancora, a fine gennaio CartaQui, il nostro settimanale di Roma e del Lazio, uscirà con un numero speciale dedicato ad Antonio Cederna, con scritti dei maggiori urbanisti italiani [stiamo decidendo se distribuirlo in tutta Italia], e che esce in un momento molto denso, sul Piano regolatore di Roma. La lista di cose da fare è tanto lunga, che per prepararci, tra Natale e Capodanno, saremo in vacanza, anche se in edicola resta il settimanale “pesante” uscito lunedì scorso e in quel numero e nel sito ci sono molte cose da leggere sul primo gennaio zapatista [Marcos e gli altri partono per un lungo viaggio in Messico]. Intanto, i 500 libri di Serge Latouche “Sopravvivere allo sviluppo”, Bollati Boringhieri] sono finiti: segno che gli abbonamenti corrono. Il 9 gennaio annunceremo il nuovo regalo agli abbonati: fidatevi, sarà una buona idea, e intanto abbonatevi, abbonatevi, abbonatevi.
Facciamoci gli auguri. Abbiamo un sacco di cose da fare, nel nuovo [e buon] anno.





