Allora? Allora si poteva fare. Si doveva fare la manifestazione. Allora era giusto dare questo tipo di risposta ai tanti cittadini che ne avevano (con forza) fatto richiesta. Alle associazioni, ai comitati, a tutte quelle persone che da oltre due mesi si sono spesi su un terreno non proprio abituale. In salita, perché il “quotidiano” non prevede l’assenza per giorni e giorni dal lavoro, dalla famiglia, dai mille impegni che ognuno ha. Non prevede che da un giorno all’altro ci si trasformi in “barricaderos” sulle strade o ferrovie. Le persone scese in campo non erano professionisti degli scontri. Eppure la risposta in questi mesi è stata totale, senza se e senza ma. Generosa nel prevedere ore ed ore all’aperto, con temperature spesso sotto lo zero.
Ognuno ha trovato il modo di far conciliare tutto: l’uscita dei bambini da scuola, l’assistenza ai genitori anziani, il lavoro. Dicembre, a chiusura di anno intenso, esigeva una grande manifestazione a Torino. Poi ci stava tutto, la paura di eventuali “incidenti”, la difficoltà ad organizzare “anche” questo. (Chiudiamola lì: andiamo oltre). Tuttavia è innegabile: un punto (grande così) è stato messo a segno dai comitati organizzatori. E’ la cura dei particolari a fare la differenza: la fascia di carta, il bracciale servizio d’ordine, esclusivamente data ai valsusini, presenta un prato fiorito e sullo sfondo le montagne: “Rassa nostran-a libera e testarda”.
Anche la prima manifestazione del 2 marzo 1996 a Sant’Ambrogio, era stata indetta dai “Comitati”, allora erano molto meno, uno per tutti Habitat. I partiti e le associazioni avevano dato la loro adesione. Il Pds stampò un volantino per spiegare ai militanti la sua adesione. In nove punti spiegò che in valle si sarebbe potuto ammodernare la vecchia linea. Bocciavano il tunnel di 54 chilometri. Anche allora c’era la paura di non saper gestire tutto, paura di infiltrazioni dall’esterno, paura che partecipasse poca gente. Non era un periodo tranquillo, in valle di Susa erano state ritrovate armi. Il giorno prima della manifestazione era stato deciso di montare una tenda indiana e presidiarla. Il tutto trasformato in un momento di festa: musica e mangiate. Un’auto civetta della Digos, aveva fotografato le persone che transitavano.
Anche allora c’era stato un documento dei cattolici, i quali chiedevano con forza al vescovo di Susa Bernardetto di prendere posizione. A scriverlo Barbara, una giovane donna (l’attuale sindaco di Condove), in quegli anni “solo” una insegnante di religione e attivista no tav. “Perché la Val Susa è ancora un gran bel Tempio che in molti luoghi parla di Dio e del Creato, non permettiamo a pochi trafficanti senza scrupoli di montare il loro banchetto e venderla al miglior offerente”.
Nei giorni precedenti la manifestazione si era sparsa la voce: coloriamoci il viso, segnali da indiano incazzato. I primi ad arrivare furono i trattori, i sindaci con fascia, la gente sbucava da tutte le parti, i gessetti colorati, passavano di mano in mano per impiastricciare il viso. Un successo: più di quattromila persone (ora sappiamo che ognuna di queste ha lavorato, usando un tam-tam spontaneo, fino ad arrivare ai numeri delle ultime manifestazioni: ottantamila Bussoleno- Susa). A Sant’Ambrogio aveva preso lo parola il presidente Comunità Montana Luciano Frigieri, per la Coldiretti Carlo Gottero.
A chiudere la giornata, a nome degli organizzatori, Mauro Galliano. E’ stato lui, allora, ad usare per la prima volta lo slogan: “Sarà dura” (si vede che stava scritto nel destino di questa storia). “Da qualche tempo la valle è cambiata, noi siamo cambiati, perché vogliamo difenderla. Non è vero che è già tutto deciso e non possiamo più fare niente. Tocca a noi muoverci. Chiediamo ai sindaci dei nostri paesi e al presidente della Comunità montana di tenere duro. Se ci impegniamo sarà dura per tutti. Siamo indiani e non abbiamo nessuna intenzione di sotterrare l’ascia di guerra, questo è solo l’inizio. Arrivederci alla prossima puntata”. Sono trascorsi dieci anni, e Mauro (come tanti) ha mantenuto le promesse. Sempre presente, pieno di idee, a Torino chiudeva il corteo con un furgoncino prestato dal comune di Condove: servizio pulizia strada. Uno schiaffo (per carità nonviolento), a tutti, da Pisanu in poi. A tutti quelli che avevano gufato sulla riuscita della manifestazione.





