Una valle occupata

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I sindaci della Val di Susa sporgono querela. Denunciano alla Procura della repubblica di Torino il ministero degli interni, il governo. Vogliamo capire, hanno detto, come sia possibile sottoporre un’intera valle a un regime di occupazione militare, tanto che i cittadini sono privati di alcuni dei loro più fondamentali diritti, ad esempio quello di spostarsi come vogliono da casa al lavoro, dalla messa domenicale al bar del paese. La loro terra non gli appartiene più, grazie al fatto che migliaia di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno montato posti di blocco certo meno letali per gli italiani di quelli statunitensi a Baghdad, forse meno arroganti di quelli dell’esercito federale messicano in Chiapas, certamente meno devastanti socialmente di quelli israeliani in Palestina. Ma la ferita alla Costituzione resta. E anche noi, in quanto cittadini di un paese formalmente democratico, vorremmo sapere per quale ragione un pezzo del territorio venga sottoposto a una disciplina militare.

Le ragioni che il ministro degli interni adduce [e che la redattrice del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini fedelmente ripete, citando misteriose fonti dei servizi segreti, abitudine da giornalisti “embedded” farebbero ridere, se non fossero minacciose. Si enumerano alla rinfusa “antagonisti” e “anarco-insurrezionalisti”, “estremisti” e “terroristi di al Qaeda”, la Tav e le Olimpiadi. Anche a Genova dovevano essere buttati palloncini pieni di sangue infetto, anche a Firenze i barbari avrebbero–scrisse sul Corriere della Sera, giornale chissà perché reputato “autorevole”, Oriana Fallaci–distrutto i monumenti della città.

Anche il 16 novembre, allo sciopero generale in Val di Susa, erano attesi i “black bloc di Casarini”, come disse un “embedded” del Tg2 e ripetè ad Uno Mattina Monica Maggiorni, che “embedded” è stata per davvero nella guerra in Iraq. Di questo stiamo parlando? E i Fassino, i Rutelli, i Bersani [Pierluigi, già dirigente della Cmc, quella che aspetta col piccone in mano davanti ai presidi dei valsusini], i Prodi e i presidenti delle repubbliche che non vogliono restare “isolati” dall’Europa e nemmeno dai flussi di denaro pubblico e/o di dubbia origine [quelli di cui il fratello di Rita Borsellino e il suo collega Falcone potrebbero dire molto, se non li avessero ammazzati], tutti questi “democratici” non hanno niente da dire? Gli sembra normale che il sindaco di un paese debba mostrare la carta d’identità per spostarsi sul territorio del suo comune, come fossimo in Unione sovietica all’epoca di Breznev?

Il 17 dicembre a Torino ci sarà una grande manifestazione. Vi parteciperanno tutti i valsusini d’Italia. Ne hanno ancora il diritto?

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