Non nel loro cortile

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Fa uno strano effetto, vedere in televisione poliziotti in fila indiana abbandonare un luogo che avevano occupato, in Val di Susa, protetti ai fianchi da sindaci con la fascia tricolore e tra due ali di folla. Si sarebbe detto un esercito che si ritira dopo una sconfitta. Vinto non da un esercito uguale e contrario, da ma popolo, cittadini, gente di ogni tipo, con i loro rappresentanti alla testa. Comunità. Questa è la fotografia del conflitto–sociale, ambientale, culturale–che oppone le truppe dello sviluppo e la società civile. E che ha trovato in una valle piemontese il suo punto di crisi, la sua verità esplicita, il momento che segnala il prima e il dopo. Il solo argomento rimasto ai sostenitori dell’alta velocità dei mostri della “crescita economica” da sopportare comunque, in nome di un interesse superiore, è la stucchevole faccenda del “cortile di casa”. Di nuovo, mercoledì [mentre le truppe d’occupazione se ne andavano, provvisoriamente: il ministro Giovanardi, jena ridens del governo Berlusconi, fratello del gestore di Cpt di Bologna e Modena, ha enumerato le cifre, migliaia di poliziotti e carabinieri mobilitati], Paolo Franchi, in un editoriale sul Corriere della Sera, pur riconoscendo che “a quanto pare nessuno la vuole, la Tav”, ripeteva il luogo comune: non vogliono il treno, ma solo nella loro valle, affare di qualcun altro.

Be’, prenda nota Franchi: è una affermazione falsa. Quel che i cittadini della Val di Susa stanno facendo, come quelli di Messina e Villa San Giovanni, di Venezia, del Mugello, di Aosta e di centinaia di altri “cortili”, è rovesciare l’ordine del discorso. “Sviluppo” non è quello che faccia stare meglio i bilanci delle imprese [come la “rossa” Cmc, che dovrebbe scavare il tunnel contestato a Venaus ed è pronta a gettarsi in ogni fosca cordata per dubbi appalti, e forse è una delle ragioni di tanta passione per la Tav da parte dei Ds], che getti a vagoni il denaro pubblico in mega-opere assai dubbie perfino dal punto di vista liberista. “Sviluppo” è piuttosto quel che fa stare meglio i cittadini, le comunità, nel loro contesto ambientale, del lavoro, delle relazioni, della crescita umana e sociale. Non sarebbe poi così difficile da capire, se non fosse che questo altro discorso invade il cortile altrui, quello in cui politici di ogni tipo [o quasi] e imprenditori di ogni tipo [tutti, di qualunque partito siano alleati] pensano di poter decidere tutto per conto degli altri, protetti dal fragile alibi delle elezioni [Paolo Franchi sa quanto siano diventate marketing elettorale, e non siano più scelte effettive tra modelli sociali diversi] e, appunto, dello “sviluppo”, ormai divenuto un dogma indiscutibile. Se c’è qualcuno che protegge, con gli scudi delle forze dell’ordine, un cortile, questi sono le Mercedes Bresso e i Piero Fassino, le Cmc e i Lunardi. Sono loro, i corporativi.

Nel pomeriggio di mercoledì, dopo la ritirata dei poliziotti assediati, arrivano notizie di colonne di blindati che risalgono la valle. Blindati come gli uffici dei politici, come i consigli di amministrazione delle imprese. Come le eterne “zone rosse” del potere. I valsusini stanno difendendo non solo la loro valle, ma le valli di tutti noi. Aiutiamoli. Adesso.

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