Forse la Rai non si è resa del tutto conto di quello che una delle sue redazioni migliori, quella di RaiNews24, è riuscita a fare. L’inchiesta sul fosforo bianco usato a Falluja nel novembre 2004 dagli statunitensi è una di quelle bombe giornalistiche che, in una democrazia sana, dovrebbero indurre i responsabili politici alle dimissioni. O almeno, gli alleati subordinati, come il governo italiano, a una profonda autocritica che dovrebbe iniziare con il ritiro delle truppe, per non essere considerati complici di quello che, a tutti gli effetti delle leggi internazionali, è da considerare un crimine contro l’umanità. La difesa del Pentagono è patetica. Dicono che hanno sì usato il fosforo bianco, ma solo per “illuminare” il campo di battaglia, non contro i civili. Salvo che il campo di battaglia era Falluja, una città di duecentomila abitanti, solo in parte svuotata prima dell’attacco.
O forse a Viale Mazzini se ne sono resi pienamente conto e per questo hanno mandato in onda il servizio proprio nei giorni dello sciopero dei giornalisti e in fasce orarie improponibili (oltretutto solo per chi ha una parabola satelittare). Speriamo in uno speciale Primo Piano, in prima serata. Se non per fiuto giornalistico, almeno per orgoglio aziendale.
C’è un nesso preciso tra la bomba mediatica innescata da RaiNews24, quelle esplose nella notte tra martedì e mercoledì ad Amman e quella politica deflagrata nel parlamento britannico martedì pomeriggio. Poche ore prima che le bombe distruggessero tre dei più famosi hotel della capitale giordana, Tony Blair, per la prima volta da quando governa il Regno Unito ha perso un voto parlamentare. Era il voto sulle nuove leggi antiterrorismo, ancora più restrittive e liberticide di quelle già in vigore. Hanno votato contro il governo i parlamentari dell’opposizione e molti deputati laburisti, ormai in aperto dissenso con la linea del premier. Linea che è la stessa di Berlusconi: tutto quello fa Bush, va bene. Non c’è d’aspettarsi un simile scatto di reni da parte dei parlamentari italiani, soprattutto da quelli delle destre [Margherita e parte dei Ds inclusi] ma è consolante che il paese più guerrafondaio d’Europa stia ritrovando un po’ di buon senso.
Amman, infine. Il fragile regno hashemita di Giordania era finora rimasto immune da attentati. Grazie all’equilibrismo del re Abdallah, e soprattutto all’efficienza dei propri servizi segreti, secondi in Medio Oriente solo al Mossad israeliano. Le tre bombe aprono a tutti gli effetti un nuovo fronte, nel confronto sanguinoso tra i jihadisti internazionali e i regimi arabi cosiddetti “moderati” [nonché ovviamente con i loro protettori occidentali].
Cucendo queste tre notizie, separate da pochi giorni o poche ore, viene fuori, una volta di più, la realtà della guerra al terrorismo: per combatterla vengono usati metodi che non fanno che accrescere la rabbia e l’indignazione dei presunti “nemici” [Al Jazeera aveva da tempo denunciato l’uso del fosforo bianco, ma essendo araba, non è presa in considerazione, no?], per combatterla vengono usati metodi la cui efficacia è nulla, vista la mattanza irachena e la progressiva espansione del “fronte”, per combatterla vengono usati metodi che, nelle società “minacciate” implicano una restrizione continua e crescente delle libertà personali, vuoi per tenere alto il consenso attorno alla guerra, vuoi per evitare che crimini come quello di Falluja non siano rivelati all’opinione pubblica. La sicurezza, abbiamo appreso a Madrid e a Londra, non c’entra. È puro marketing politico: se vacilla la convinzione di essere dalla parte del “Bene”, crolla tutto. Crolla Blair, crolla Bush, crolla Berlusconi, crollano i pavidi difensori dell’intesa bipartisan e del “senso di responsabilità”. Crolla la bugia della guerra per la democrazia. La pretesa di essere “la” civiltà, invece, è già crollata da tempo. Imprigionata a Guantanamo, torturata ad Abu Ghraib, è stata definitivamente sciolta dal fosforo che ha illuminato le notti di Falluja.





